L’ ITALIA CON IL SUO POPOLO DI INDIVIDUALISTI

Iniziamo questo non simpatico articolo riprendendo delle strofe di una prosa di Giorgio Gaber scritta del lontano/vicino 1997. La prosa si intitola: ”Secondo Me Gli Italiani”.

<<Secondo me gli italiani e l’Italia, hanno sempre avuto un rapporto conflittuale, ma la colpa non è certo dell’Italia, ma degli italiani che sono sempre stati un popolo indisciplinato, individualista, se vogliamo un po’ anarchico e ribelle e troppo spesso,…>>.

Senza troppo addentrarci nel significato della prosa di Gaber, lasciamo sia lo spunto per ricollegarci ad interessanti studi psicologici che, negli ultimi anni, etichettano gli italiani come un popolo di individualisti.

A confermare questa osservazione, nel 2013, il professor Vittorino Andreoli,

(https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorino_Andreoli) nell’intervista ad Huffingtonpost, ha affermato:

“L’Italia è un Paese malato di mente. Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti”

(http://www.huffingtonpost.it/2013/08/06/vittorino-andreoli-intervista-italia-malato-psichiatrico_n_3712591.html).

Racconta di un Italia da “ricovero in manicomio”. Riportiamo alcune battute dell’intervista:

<< Quali sono i sintomi della malattia mentale dell’Italia, professor Andreoli?

Ne ho individuati quattro. Il primo lo definirei “masochismo nascosto”…omissis…

Secondo sintomo?

L’individualismo spietato. E badi che ci tengo a questo aggettivo. Perché un certo individualismo è normale, uno deve avere la sua identità a cui si attacca la stima. Ma quando diventa spietato…”.

Cattivo?

“Sì, ma spietato è ancora di più. Immagini dieci persone su una scialuppa, col mare agitato e il rischio di andare sotto. Ecco, invece di dire “cosa possiamo fare insieme noi dieci per salvarci?”, scatta l’io. Io faccio così, io posso nuotare, io me la cavo in questo modo… individualismo spietato, che al massimo si estende a un piccolissimo clan. Magari alla ragazza che sta insieme a te sulla scialuppa. All’amante più che alla moglie, forse a un amico. Quindi, quando parliamo di gruppo, in realtà parliamo di individualismo allargato”…>>.

Bene, io da community manager di un centro di coworking in Basilicata che dal 2013 cerca di portare innovazione nel panorama critico dell’ecomonia locale, non posso che confermare il punto di vista del Prof.Andreoli sottolineando tuttavia che, seppur lentamente, qualcosa sta cambiando e sempre + giovani imprenditori lungimiranti e resilienti alla crisi si avvicinano a questo nuovo ed illuminante modo di essere collaborativi #cobiz.

Vita Triani – Cummunity Manager