Sindaco e assessore alla Cultura di Potenza, Telesca e Falotico, il presidente della Provincia Giordano, la presidente e il direttore generale della BCC, rispettivamente Fiordelisi e Cosentino, il direttore del Polo Bibliotecario Catalani, insieme alle autorità civili e militari, davanti a delegazioni delle scuole Buciolano, Galilei e Gropius, accompagnate dai relativi dirigenti scolastici e da alcuni docenti, hanno partecipato alla cerimonia di intitolazione del largo posto nei pressi della pinacoteca Provinciale e all’inaugurazione della mostra, entrambe dedicata a Francesco Ranaldi, con i figli Marco e Giovanni.
Prima del disvelamento della targa posta all’ingresso della piazza pavimentata in mattoni, lungo via Lazio, il sindaco Vincenzo Telesca ha evidenziato la volontà dell’Amministrazione “sollecitata e concretizzata anche attraverso il grande lavoro portato avanti dall’assessore Falotico e dagli uffici comunali, di riconoscere il valore a una delle figure di riferimento per l’archeologia lucana.
Ranaldi ha saputo attraverso lo studio, la dedizione e soprattutto l’amore nei confronti della sua terra, a garantire a Potenza, alla Basilicata e, più in generale all’archeologia, un percorso in grado di far conoscere e apprezzare un passato ricco e affascinante, che ci ha regalato tesori inestimabili”.
L’assessore Falotico si è soffermato su alcuni passaggi biografici di Ranaldi, “nato a Potenza il 12 luglio del 1924, ha diretto il locale Museo archeologico provinciale dal 1954 al 1988, avviando diversi cantieri di scavo.
Esploratore capace e profondo conoscitore del territorio lucano, contribuì a scoprire e indagare alcune delle aree archeologiche più importanti della Basilicata, come Serra e Rossano di Vaglio, Torretta di Pietragalla, e oggi ringraziamo anche alcuni cittadini della località, che hanno voluto essere presenti oggi e portato alcuni prodotti tipici della zona, Serra del Carpine di Cancellara, Oppido, Filiano, Muro Lucano e Albano di Lucania.
Il suo lavoro attirò l’attenzione di studiosi ed esperti di fama internazionale, come Edoardo Borzatti von Löwenstern, trovando spazio sulle pagine di quotidiani e riviste specializzate, in Italia e all’estero, tra i quali il Corriere della Sera, Il Tempo, Il Giornale d’Italia, The Illustrated London News, Atlante e Archeologia Viva.
Il suo lavoro di scavo e ricerca sistematica consentì di portare finalmente alla luce la storia dell’antica Lucania, quella compresa tra l’età del Ferro e l’epoca della penetrazione romana (tra il IX/VIII ed il II/I secolo a.C.), chiarendo le dinamiche relazionali tra i popoli autoctoni dell’entroterra e quelli stanziati lungo la costa magnogreca, rintracciando quella sorta di genius loci, di originalità culturale dei popoli indigeni, per certi versi negata dalla storiografia.
A Francesco Ranaldi va riconosciuto, inoltre, il merito d’esser riuscito a creare un rapporto costruttivo con i contadini, insegnando loro ad aver rispetto degli oggetti ritrovati nel loro quotidiano lavoro di dissodamento e di contribuire alla costruzione storica di una identità comune, sovente partecipando attivamente alle attività di scavo.
Ranaldi è stato anche un artista e animatore culturale di alto profilo.
“Pittore intenso, dai colori che sono chiazze di rossi, di azzurri, di gialli che esplodono come bengala e illuminano le figure come se le scolpissero” lo descrisse Enzo Bilardello.
Ha esposto a Roma, Torino, Saint Paul de Vence, Milano, Brescia, Londra, Parigi, Stoccarda, Amburgo, coltivando rapporti di lavoro e di amicizia personale con Carlo Levi, Luciano Amerigo Pera, Ernesto Treccani, e Tono Zancanaro”.
La mostra, curata da Anna Grazia Pistone, rimarrà esposta nelle sale del Museo Archeologico Provinciale fino al 31 marzo 2027.



























