Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di SPI CGIL Basilicata – Segretario Regionale Angelo Summa e Federconsumatori Basilicata – Presidente Regionale Michele Catalano.
Scrivono Summa e Catalano:
“Mentre il Governo discute di diritto allo studio, arriva la stangata sulla salute.
Con il decreto del 21 Settembre aumentano le tariffe per 448 prestazioni specialistiche e 222 protesi e ausili.
L’aumento medio è del 5,8% e vale 210,7 Milioni di euro, di cui 27 milioni pagati direttamente dai cittadini come nuovi ticket.
Persino il prelievo del sangue venoso passa da 3,80 a 4,30 euro.
Una visita cardiologica con ECG da 33,60 a 38,00 euro.
Il Ministero tranquillizza: +1,50 euro a cittadino in media.
Per SPI CGIL e Federconsumatori è una media falsa.
Per un pensionato lucano con diabete, cardiopatia e controlli semestrali l’aumento reale è di decine di euro al mese.
In Basilicata il paradosso è che spendiamo meno perché siamo poveri, ma paghiamo di più per curarci fuori.
Siamo infatti ultimi in Italia per spesa privata: 377 euro pro-capite contro 730 euro di media nazionale.
Non è virtù, è mancanza di capacità di spesa.
Lo dice il Report Gimbe 2023.
Siamo primi in Italia per fuga sanitaria: 220 euro per ogni lucano che se ne va fuori regione per curarsi.
Un saldo negativo di 81 milioni nel 2022-2023.
I lucani scappano in Puglia, Campania, Nord perché qui non trovano la prestazione.
Rinunciamo a curarci: il 6,7% dei lucani ha rinunciato alle cure nel 2023, meno della media nazionale (7,6%) solo perché non possiamo permetterci il privato.
Liste d’attesa: la Basilicata oggi garantisce il 94,6% delle prestazioni nei tempi contro l’84,6% nazionale, ma il tempo medio di attesa reale è ancora di 133 giorni.
Siamo quinti ultimi in Italia per rispetto dei LEA.
Per i lucani e le lucane la stangata è doppia all’aumento stabilito dal Governo Meloni nella spesa sanitaria si aggiunge il ticket di 2,50 euro a ricetta nella farmacia convenzionata, stabilito dalla delibera di Giunta del 27 Agosto 2026.
Si tratta dei farmaci prescritti dal medico di base e ritirati nelle farmacie territoriali.
La misura nasce come adempimento previsto dalla normativa nazionale a seguito del monitoraggio AIFA 2025, che ha rilevato per la Basilicata uno scostamento dello 0,58% rispetto al tetto programmato, pari a circa 7 Milioni di euro.
Per legge il superamento del tetto comporta misure di contenimento, pena la perdita dei finanziamenti integrativi statali.
La Basilicata è stata una delle ultime regioni in Italia ad adottare questo contributo.
A differenza di altre regioni, la quota è per ricetta e non per confezione: l’onere massimo resta di 2,50 euro indipendentemente dal numero di confezioni prescritte.
Sono previste esenzioni: circa il 40% delle ricette regionali resta totalmente esente sulla base dei dati del Sistema Tessera Sanitaria.
Sono tutelati i codici di esenzione per reddito E01-E05, i pazienti oncologici, malati cronici e rari, invalidi civili, e rimane esclusa la distribuzione diretta ospedaliera, che comprende farmaci ad alto costo e terapie salvavita.
L’addizionale regionale IRPEF resta all’aliquota minima di legge dell’1,23%.
Operativamente, la misura prevista dal 1° Settembre ha trovato attuazione nelle farmacie dal 1° Ottobre 2026.
L’impatto economico e sociale nelle aree interne e per un cittadino non esente, in particolare anziano o pensionato residente nei comuni interni, l’effetto cumulato è di 2,50 euro per la ricetta farmaceutica cui va sommato un massimo fino a 36,15 euro per la ricetta specialistica, ai quali si aggiungono i costi di spostamento verso Potenza o Matera, oltre ai tempi di attesa.
Alla luce di ciò chiediamo alla Regione Basilicata di valutare forme di tutela aggiuntiva per i residenti dei comuni più distanti dai centri erogatori e la piena riapertura del confronto con le organizzazioni sindacali e sociali.
La Regione non scarichi sui cittadini lo sforamento, apra un tavolo su esenzioni per reddito basso e pensionati sotto i 20.000 euro e potenzi l’extra LEA regionale.
Al Governo Nazionale chiediamo di ritirare gli aumenti e finanziare il SSN con tassazione su extraprofitti e grandi patrimoni, non sulle analisi del sangue.
Serve un piano straordinario per abbattere la migrazione sanitaria: se i lucani trovano la prestazione qui, non pagano due volte.
La salute non è una merce.
Per gli anziani lucani è già una corsa a ostacoli tra CUP, distanze e pensioni basse.
Con questi ticket diventa una rinuncia”.



























