Tramutola, la centrale del Caolo guarda al futuro: dall’energia al turismo sostenibile

Per oltre un secolo ha prodotto energia sfruttando la forza dell’acqua.

Ora la centrale idroelettrica del Caolo potrebbe aggiungere una nuova funzione alla sua storia: diventare un punto di riferimento per la conoscenza del territorio e per un turismo sostenibile.

È questa la prospettiva emersa dal convegno “L’oro blu della Val d’Agri: energia, uso umano e volano turistico”, promosso dal Comune di Tramutola insieme a Enel, con la collaborazione della Pro Loco.

La sfida parte da un impianto costruito nel 1922 e attivato nel 1924, ancora oggi operativo e in grado di fornire energia elettrica a circa 1.500 famiglie.

Una testimonianza della lunga storia energetica della Valle del Caolo che, secondo i promotori, può diventare anche uno strumento per raccontare il rapporto tra acqua, ambiente, industria e sviluppo.

Ha sottolineato Girolamo Andrea Cicero, Responsabile Hydro Area Sud di Enel Green Power:

“Questa centrale, ormai da 102 anni, svolge un ruolo importante dal punto di vista energetico.

La produzione idroelettrica consente di generare energia rinnovabile senza l’immissione in atmosfera di CO2 e senza ricorrere all’estrazione di petrolio“.

Ma è soprattutto il contesto naturale a rendere la valle del Caolo un possibile laboratorio di turismo ambientale e didattico.

L’idea è quella di non trasformare la centrale in una semplice attrazione, ma di inserirla in un percorso più ampio capace di raccontare le risorse e la storia della Valle.

Ha spiegato Cicero:

“Un impianto così piccolo ma così bello, in un contesto così importante dal punto di vista ambientale, può diventare volano per lo sviluppo di un turismo sostenibile”.

Un percorso che prende forma anche attraverso il protocollo d’intesa firmato tra Enel e Comune di Tramutola.

L’accordo punta alla valorizzazione della centrale e del territorio circostante e si collega all’inserimento dell’impianto nel circuito “Centrali per te”, promosso da Enel.

Per il sindaco Luigi Marotta, il valore della valle del Caolo risiede proprio nella particolare concentrazione di risorse che caratterizza quest’area:

“La presenza dell’acqua si intreccia con quella del petrolio creando una relazione originale tra ambiente, energia e attività produttive.

Da qui nasce anche il progetto “Energia per i Saperi”, che punta a costruire un percorso di conoscenza capace di mettere in relazione le diverse emergenze del territorio”.

In questa strategia rientra il recupero di Palazzo Terzella, destinato a diventare un altro spazio per attività di divulgazione e approfondimento.

Ha spiegato Marotta:

“L’obiettivo è fare della Valle del Caolo un luogo dedicato al turismo didattico, valorizzando un patrimonio naturale e storico già presente e non costruendo nuovi attrattori artificiali”.

Il futuro della centrale si inserisce, però, in una discussione più ampia sul ruolo dell’idroelettrico nel sistema energetico regionale.

Per Antonino Garramone, vicepresidente di Confindustria Basilicata, la centrale idroelettrica del Caolo rappresenta un esempio di come sia possibile produrre energia attraverso una fonte rinnovabile e, allo stesso tempo, valorizzare infrastrutture che appartengono alla storia industriale del territorio “Noi riteniamo che bisogna investire e quindi ampliare le concessioni”, ha affermato, indicando nell’idroelettrico una risorsa da continuare a sviluppare.

Una prospettiva condivisa anche sul fronte della gestione delle risorse.

Luigi Cerciello Renna, Direttore Generale di Acquedotto Lucano, ha definito il rapporto tra acqua ed energia una «sfida industriale e sociale» particolarmente rilevante per la Basilicata.

Una sfida evidente proprio nella Valle del Caolo, dove le diverse attività e risorse del territorio si concentrano nello stesso spazio.

Sul piano energetico, Canio Santarsiero, Direttore Generale del Dipartimento Ambiente, Energia e Tutela del Territorio, ha richiamato infine le caratteristiche che rendono l’idroelettrico strategico anche nel futuro: «programmabilità e flessibilità».

Gli impianti, attraverso sistemi di accumulo e tecnologie più moderne, possono contribuire alla stabilità della rete e rispondere ai momenti di maggiore domanda.

La vera scommessa, dunque, è trasformare una centrale nata più di cento anni fa in una porta d’accesso alla storia e alle risorse della Valle del Caolo.

Energia e turismo, acqua e paesaggio, memoria industriale e innovazione possono così entrare a far parte di un unico racconto territoriale.

E la centrale idroelettrica , da infrastruttura energetica ancora pienamente attiva, può diventare anche un luogo attraverso cui conoscere il territorio e immaginarne il futuro.