Si è tenuto in mattinata a Tito il convegno promosso dalla Cisl Basilicata, insieme alle federazioni dei pensionati (Fnp), del pubblico impiego (Fp) e dei servizi (Fisascat), sul tema «Cura e presa in carico nell’assistenza territoriale. Il sindacato agente di contrattazione sociale», alla presenza del segretario confederale Sauro Rossi.
Un momento di riflessione e di condivisione sul futuro del welfare lucano, con particolare attenzione all’assistenza territoriale, nel quadro dei cambiamenti normativi in corso – si pensi alla riforma della non autosufficienza – e del particolare contesto geografico e demografico che caratterizza la Basilicata, particolarità che impone di adottare un paradigma di cura e presa in carico in grado di rispondere efficacemente a nuove e vecchie fragilità.
Nella sua relazione introduttiva il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo ha rivolto una serie di richieste precise ai diversi interlocutori istituzionali e sociali.
Alla Regione il sindacato chiede l’apertura di un tavolo permanente sull’attuazione dell’assistenza territoriale e sulla non autosufficienza, fondato su dati pubblici e verificabili relativi alle strutture attivate, al personale realmente in servizio, alle prestazioni erogate e ai tempi di presa in carico.
A questo si aggiungono la richiesta di un piano straordinario per il personale sanitario e socio-sanitario nelle aree interne e quella di una effettiva integrazione tra programmazione sanitaria e sociale.
Agli enti locali la Cisl propone di fare della contrattazione sociale un metodo ordinario, a partire dalla programmazione dei piani di zona, e di rafforzare la gestione associata dei servizi con forme più strutturate delle semplici convenzioni.
Cavallo ha poi sollecitato un impegno condiviso sulla qualità del lavoro di cura con appalti rispettosi dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, lo stop al massimo ribasso, il sostegno concreto ai caregiver familiari e regole chiare per il lavoro domestico e di assistenza familiare, che in Basilicata costituisce una componente essenziale ma spesso invisibile del sistema.
Al Terzo settore, definito «alleato naturale», la Cisl propone di costruire alleanze territoriali all’insegna della coprogrammazione e della coprogettazione, a condizione però che il volontariato non diventi mai una scorciatoia per supplire a ciò che spetta al servizio pubblico.
In chiusura, Cavallo è tornato sul titolo del convegno, osservando che «cura e presa in carico descrivono una relazione tra chi ha bisogno e chi risponde.
Il compito del sindacato – ha affermato – è fare in modo che quella risposta non dipenda dalla fortuna, dalla buona volontà degli operatori o dalla lungimiranza di un singolo dirigente, ma da un sistema che funziona e assicura l’esigibilità dei diritti».
Due i panel di approfondimento – moderati dalla segretaria regionale della Cisl Luana Franchini – che hanno visto coinvolti esponenti del mondo sindacale, istituzionale e del Terzo settore: nel primo, sul tema «L’assistenza territoriale in Basilicata tra fragilità e demografia: un diritto sociale esigibile?», sono intervenuti i segretari generali regionali di Fnp Cisl, Fisascat Cisl e Cisl Fp, Giuseppe Amatulli, Michelangelo Ferrigni e Pierangelo Galasso, la portavoce del Forum Terzo Settore Basilicata Carmela De Vivo e il presidente dell’Anci Basilicata Gerardo Larocca.
Nel confronto sono stati messi a fuoco i nodi principali del sistema.
Amatulli ha ricordato che un diritto diventa davvero esigibile quando la persona sa a chi rivolgersi e ottiene una risposta in tempi certi, condizione che oggi in Basilicata non sempre è garantita.
Una sfida resa ancora più urgente dai cambiamenti demografici, che, come ha osservato Galasso, fanno crescere i livelli di cronicità e impongono di progettare un modello assistenziale all’altezza dei nuovi bisogni.
In questo quadro La Rocca ha richiamato il ruolo centrale dei Comuni nella gestione delle politiche sociali, mentre De Vivo ha sottolineato il contributo fondamentale del Terzo settore nella risposta ai bisogni delle comunità. A chiudere il cerchio, Ferrigni ha posto l’accento sulla qualità del lavoro, indicando la necessità di evitare ogni forma di dumping sociale negli appalti.
Nel secondo panel, dedicato in modo specifico alla contrattazione sociale, sono intervenuti il sociologo Massimiliano Colombi, coordinatore scientifico di B.live Fondazione ETS, le segretarie nazionali Aurora Blanca (Fisascat Cisl), Anna Maria Foresi (Fnp Cisl) e Sonia Uccellatori (Cisl Fp), il direttore generale del dipartimento Salute e politiche per la persona Domenico Tripaldi.
Colombi ha evidenziato come la contrattazione sociale sia capace di generare fiducia e qualità istituzionale, aprendo spazio anche a nuove forme di intrapresa come il co-housing e le cooperative di comunità.
Sul versante di chi la cura la pratica ogni giorno, Blanca ha richiamato il ruolo decisivo dei caregiver, sia familiari sia formali, a partire dalle assistenti familiari.
Per Foresi serve un nuovo patto per la cura che consenta di far funzionare concretamente la riforma della non autosufficienza, mentre Uccellatori ha indicato proprio nella contrattazione sociale la leva per tradurre sul territorio i livelli essenziali delle prestazioni.
A raccogliere le sollecitazioni è stato Tripaldi, che ha annunciato l’imminente attivazione di due tavoli con le forze sociali: il primo, già a novembre, sullo stato di attuazione del DM 77/2022 sulla sanità territoriale, il secondo sulle linee guida del nuovo piano socio-sanitario in fase di elaborazione.
Nelle conclusioni, il segretario confederale della Cisl Sauro Rossi ha sottolineato la piena sintonia tra l’impostazione del convegno lucano e il Libro Verde presentato nelle scorse settimane dalla Cisl nazionale.
Una coerenza che, ha ricordato, era già emersa a luglio, quando la Cisl Basilicata aveva avviato la propria riflessione sulle politiche della salute nel solco dell’orientamento congressuale: dare a tutti i livelli «un’impronta sociale allo sviluppo sostenibile», occupandosi di ambiente, di crescita e di produzione di ricchezza per le comunità, ma sempre con attenzione alle persone e alle famiglie.
Il Libro Verde, ha spiegato Rossi, organizza questa visione in 11 traiettorie e oltre 120 linee di intervento, che non rappresentano «scelte indiscutibili» ma la base di un confronto aperto con istituzioni e parti socioeconomiche.
L’obiettivo è costruire una nuova cornice per governare le grandi transizioni in corso, da quella demografica a quella ambientale, fino ai nuovi equilibri territoriali, attraverso un rapporto rinnovato tra soggetti economici, sociali e istituzionali e patti specifici capaci di tenere insieme sviluppo economico, coesione sociale ed equità, in Basilicata come in Italia e in Europa.
Rossi si è poi soffermato sul termine che dà il titolo all’iniziativa, spiegando perché la Cisl preferisca definirsi «agente» anziché «attore».
L’agente, ha osservato richiamando il significato letterale della parola, è il soggetto che agisce e produce effetti: per questo al sindacato non basta elaborare proposte, dialogare e cercare risposte, ma deve dare concretezza alla propria azione, come già avviene nei luoghi di lavoro, e portare lo stesso metodo anche sul territorio.
Nessuna polemica verso chi usa l’altra espressione, ha precisato, ma l’attore per definizione interpreta un copione scritto da altri.


























