Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta di Giuseppe, 26 anni, menbro del Coordinamento Agricoltori Basilicata:
“Mi chiamo come mio nonno. Giuseppe. Sono lucano, figlio di questa terra, e non ho mai avuto un piano B.
Due anni fa ho firmato i documenti del primo insediamento. Ho preso in mano la terra che mio nonno ha dissodato con le mani, quella che mio padre ha difeso nei momenti difficili. Ho guardato i campi e ho pensato: tocca a me adesso.
Ogni mattina mi sveglio alle cinque. Accendo il trattore. Faccio i conti mentre il motore scalda. Ogni mattina i conti non tornano. Ogni mattina mi dico che domani andrà meglio. Domani non arriva mai.
Non è una crisi. È una sentenza.
Parlo a chi come me ha scelto di restare. A chi ha detto no alla città, no al posto fisso, no alla vita dove non senti mai la terra sotto i piedi. A chi ha scommesso su questa Basilicata perché ci credeva davvero — non perché non aveva alternative, ma perché questa era la scelta che voleva fare.
E parlo ai nostri padri, ai nostri nonni. A chi ci ha insegnato che la terra non si abbandona, che il lavoro ha dignità, che restare è un atto di coraggio. Avevate ragione. Vi abbiamo creduto. Ma nessuno ci aveva detto che il coraggio non bastava a pagare il gasolio.
Sotto i nostri piedi c’è il petrolio. Sopra, c’è la nostra vita che non torna.
Questa terra produce ricchezza ogni giorno. Lo sappiamo tutti. Solo che quella ricchezza parte. Parte su camion, parte su contratti firmati lontano da qui, parte su royalties che non abbiamo mai visto. Non arriva a me. Non arriva a mio padre. Non arriva al mio vicino che quest’anno ha guardato i campi per l’ultima volta e ha chiuso il cancello.
Non chiedo la luna. Chiedo che chi estrae da questa terra lasci qualcosa a chi questa terra la vive ogni giorno, la suda, la ama anche quando non rende. Chiedo che seminare il grano non diventi un atto di resistenza solitaria.
Resto qui.
Per ora.
Ma qualcuno mi dica ancora perché vale la pena. Perché io voglio crederci — con tutta la forza che ho. Ho solo bisogno che qualcuno mi risponda.
Un giovane agricoltore lucano”.


























