L’assessore alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, ha partecipato a Roma in rappresentanza della Regione Basilicata all’audizione pubblica sulla candidatura di Chiaromonte a Capitale Italiana del Libro 2027.
Nella sala Spadolini del ministero della Cultura, l’assessore ha affiancato la delegazione lucana, guidata dalla sindaca Valentina Viola, nella difesa del dossier intitolato “Le trame di Calliope”.
Chiaromonte è l’unica realtà lucana ad essere rientrata nella rosa delle sette città finaliste nazionali. Dopo la presentazione di martedì 29 settembre la giuria ministeriale valuterà i comuni finalisti e proclamerà il vincitore nelle prossime settimane.
Latronico ha espresso il pieno sostegno della Regione alla candidatura, sottolineando il valore innovativo del progetto: “Curare non significa soltanto guarire un corpo, ma prendersi cura di una vita intera. Sosteniamo Chiaromonte non per un mero atto formale, ma perché propone un modello rivoluzionario, quello di trasformare il libro e la lettura in una vera e propria infrastruttura pubblica di benessere e salute comunitaria”.
Al centro della visione presentata alla platea ministeriale c’è il paradigma del welfare culturale e, in particolare, l’introduzione della prescrizione sociale e culturale.
“Grazie al recente protocollo d’intesa tra il ministero della Cultura e il ministero della Salute in un’ottica di one health – ha spiegato Latronico nel suo discorso alla Giuria – oggi un medico di medicina generale, uno specialista o un operatore socio-sanitario può ‘prescrivere’, accanto o prima ancora di una terapia clinica, un libro, un gruppo di lettura o un’attività teatrale.
La scienza contemporanea ci conferma che la solitudine, l’ansia e l’isolamento sociale delle aree interne si combattono con efficacia creando relazioni e condividendo storie”.
Chiaromonte è una comunità che già custodisce importanti presìdi dedicati alle fragilità e si candida così a ponte tra le corsie sanitarie e i luoghi della socialità, come piazze e biblioteche, offrendo uno strumento di biblioterapia e di connessione intergenerazionale.
“Anche un piccolo borgo del Mezzogiorno – ha concluso l’assessore – può trasformarsi in un laboratorio d’avanguardia di rilievo nazionale”.



























