“Nell’ottobre rosa sentiamo ancor di più la necessità di chiedere che la medicina di genere sia un asse rilevante del Piano Sanitario Regionale.
Questa richiesta assume sempre più forza e credibilità poiché coerente con alcune iniziative che abbiamo portato e stiamo portando avanti.
Da pochi giorni è partito lo screening per la riserva ovarica, un fatto unico in Italia.
Ma è unico perché la prevenzione e la diagnosi rendono concretamente possibile una strada più efficace per il social freezing.
Non basta, giustamente e legittimamente, chiedere di prevederlo, ma è necessario commisurare le risorse da impiegare alle potenziali platee, studiare e calibrare criteri e fasce d’età.
Basta solo il reddito o l’ordine di protocollo a parità di reddito?
Oppure, come viene definita la fascia d’età per il social freezing?
Forse aver unanimemente condiviso un percorso ha consentito di fare un buon passo avanti, guardando a quelli successivi come il social freezing, appunto.
Altre strade non avrebbero avuto sin dall’inizio una maggioranza; e questo politicamente va anche riconosciuto per onestà intellettuale.
Con questo spirito, lo stesso Consiglio regionale ha approvato la nostra proposta sul PDTA sull’endometriosi“.
Lo dichiara il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, che prosegue:
“L’appuntamento di Castelmezzano, così come l’incontro internazionale tenutosi a maggio a Maratea, testimonia una vitalità scientifica che merita di essere sostenuta e valorizzata.
Sul piano istituzionale, con l’approvazione unanime di un nostro ordine del giorno nell’aprile scorso, abbiamo impegnato la Giunta regionale a rafforzare la rete clinica per l’endometriosi, attraverso centri di riferimento, servizi territoriali collegati tra loro e una presa in carico multidisciplinare.
Tra le priorità, la diagnosi precoce, l’accesso alle prestazioni e alle esenzioni e la tutela della fertilità.
Abbiamo inoltre seguito il lavoro del Comitato regionale sull’endometriosi, sollecitandone il coordinamento e approfondendo gli esiti delle riunioni, per rendere omogenei ed effettivi i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali in tutta la Basilicata.
La qualità delle cure non può dipendere dal territorio di residenza.
Occorre verificare l’attuazione degli indirizzi attraverso strumenti di monitoraggio e sostenere, sul piano nazionale, l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza e il riconoscimento di adeguate tutele lavorative, compreso il congedo retribuito per le donne affette da endometriosi e adenomiosi.
Un altro ambito sul quale continuiamo a lavorare riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica.
Nei mesi scorsi abbiamo sollecitato il Dipartimento regionale della Salute a dare piena attuazione alle indicazioni ministeriali del 2020, superando le differenze organizzative tra le strutture e prevedendo, nei casi clinicamente appropriati, la possibilità di assumere a domicilio la seconda dose del trattamento.
Abbiamo chiesto il coinvolgimento del Comitato percorso nascita regionale per aggiornare i protocolli e assicurare procedure condivise.
Dopo i primi passaggi operativi registrati a settembre, occorre proseguire fino alla concreta applicazione delle misure, garantendo sicurezza sanitaria, riservatezza e libertà di scelta delle donne.
Queste iniziative rappresentano una base avanzata per un cambiamento più complessivo nell’organizzazione della sanità lucana.
La medicina di genere deve essere un pilastro anche del nuovo Piano sanitario regionale.
Occorre riconoscere le differenze nella salute e nei bisogni di assistenza che richiedono risposte specifiche, investimenti e servizi adeguati.
La Basilicata dispone di competenze scientifiche e professionali importanti.
È necessario accompagnarle con scelte di programmazione altrettanto avanzate, capaci di mettere al centro la salute, i diritti e il valore delle cittadine e dei cittadini”.


























