“Basta burocrazia”: l’appello dei giovani agricoltori lucani

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta firmata dal Coordinamento Agricoltori Basilicata.

Si precisa in una nota:

“Il testo nasce dalla voce diretta di chi ha scelto di restare e di costruire nel Mezzogiorno, e si rivolge tanto all’opinione pubblica quanto alle forze politiche che oggi si presentano come agenti del cambiamento.

Riteniamo che il tema trattato — la fuga di capitale umano qualificato, l’occasione mancata del PNRR, la necessità di regole e non di sussidi — abbia una rilevanza nazionale che va oltre il perimetro regionale”.

Di seguito il testo:

“Ho trent’anni. Gestisco un’azienda agricola in Basilicata.

Ho un MBA, ho fatto esperienze fuori, potevo restare fuori. Ho scelto di tornare. Non per romanticismo — per convinzione.

Perché credo che questa terra abbia un potenziale produttivo, competitivo, economico che nessuna statistica riesce ancora a fotografare. Ma ogni giorno che passa, quel potenziale viene eroso da un sistema che non funziona.

Dal 2019 a oggi la provincia di Potenza ha perso oltre il 12% dei giovani tra i 18 e i 35 anni. Matera il 7%. E non se ne va chi non ce la fa: se ne va chi potrebbe farcela benissimo, altrove.

Quasi il 60% di chi parte è laureato.

Il Sud forma capitale umano di qualità e lo regala al resto d’Italia e all’Europa. Questo non è un problema sociale. È un fallimento di sistema. Economico, prima ancora che politico.

Abbiamo avuto il PNRR. Miliardi di euro, un’occasione che non si ripete.

Ebbene: in Basilicata quella occasione è stata in gran parte sprecata. Non per mancanza di risorse — per mancanza di classe dirigente capace di trasformare i soldi in risultati.

Abbiamo finanziato burocrazia invece di imprese. Abbiamo costruito piani invece di mercati. Abbiamo premiato la rendita invece del merito.

Noi non chiediamo sussidi. Non chiediamo protezione. Chiediamo regole chiare, meno burocrazia, accesso al credito, infrastrutture degne di un Paese del G7 e una fiscalità che renda conveniente investire qui invece che altrove.

Chiediamo che il Sud smetta di essere trattato come un problema da gestire e cominci a essere considerato un’opportunità da liberare.

E oggi lanciamo un appello diretto a chi in politica dice di credere nel cambiamento — quei movimenti, quei volti nuovi, quelle energie fresche che riempiono i palchi e i feed con parole come futuro, merito, innovazione. Bene. Dimostratelo.

Sedetevi a un tavolo con noi. Senza guardare ai vostri sponsor di partito. Senza chiedere il permesso ai vostri referenti — e in alcuni casi, ai vostri stessi padri.

Perché il coraggio di una nuova classe dirigente si misura esattamente qui: nella capacità di rompere con chi è venuto prima, anche quando fa male.

L’Italia non cresce senza il Sud. E il Sud non riparte senza una politica che abbia il coraggio di scommettere su chi è rimasto.

Noi ci siamo. La porta è aperta.

Bussate — se avete smesso di chiedere il permesso”.