Tragedia di Tito: “bisogna intercettare il disagio prima che possa evolvere in situazioni di maggiore gravità”. Le parole del consigliere Morea

«Dopo la tragedia di Tito, parlare di salute mentale è doveroso.

Ma utilizzare una vicenda così drammatica per sostenere che in Basilicata non esista una risposta al disagio e al bisogno di salute rischia di trasformare un tema serio e delicato in una sterile polemica politica».

Lo dichiara il consigliere regionale Nicola Morea, intervenendo sul tema della salute mentale e della presa in carico delle persone con fragilità psichiche.

Prosegue Morea:

«La salute mentale è una priorità che va affrontata con serietà, dati alla mano e senza semplificazioni.

Le difficoltà riguardano l’intero sistema nazionale: carenza di personale, difficoltà nel reclutamento degli specialisti e una domanda di assistenza cresciuta enormemente.

Anche in Basilicata si fa fronte a queste criticità con il lavoro quotidiano dei professionisti e, in alcuni casi, con il ricorso a medici in quiescenza.

Sottolinea il consigliere:

Ma la risposta non può ridursi alla sola assunzione di nuovi medici.

Occorre soprattutto intercettare il disagio prima che possa evolvere in situazioni di maggiore gravità.

Per questo è fondamentale una collaborazione efficace tra ASL e Comuni, con un ruolo centrale dei servizi sociali comunali nel sostegno alle persone e alle loro famiglie».

Secondo Morea, «il sistema deve mettere in rete tutti i suoi livelli: i servizi sociali e territoriali, i Dipartimenti di salute mentale, la risposta ospedaliera quando necessaria, anche attraverso gli strumenti previsti dalla legge come ASO e TSO, e le strutture di riabilitazione psichiatrica, che in Basilicata devono essere ulteriormente rafforzate».

Aggiunge:

«C’è poi il tema delle REMS per le persone autrici di reato con patologie che rendono incompatibile la permanenza in carcere.

È evidente quanto sia complesso il quadro e quanto sia riduttivo affrontarlo attraverso slogan o facili ricette».

Continua Morea:

«Chi, come me, ha avuto la responsabilità di amministrare un Comune sa che il disagio mentale coinvolge non soltanto la persona, ma anche la famiglia e il contesto nel quale vive.

È da lì che bisogna partire, costruendo una presa in carico realmente integrata e percorsi capaci di favorire la maggiore autonomia possibile, anche attraverso forme mirate di inclusione e reinserimento lavorativo».

Conclude Morea:

«La Basilicata ha la possibilità di tracciare direttrici nuove e di sperimentare un modello capace di mettere insieme competenze sanitarie e sociali.

Sulla salute mentale non servono slogan: servono professionisti, servizi territoriali, risorse, programmazione e una presa in carico che non lasci sole le persone e le loro famiglie.

Dopo una tragedia come quella di Tito, questa deve essere una responsabilità di tutti».