Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’On. Arnaldo Lomuti:
“Gli agricoltori del Mezzogiorno stanno vivendo una situazione ormai insostenibile.
Chi lavora la terra, affronta sacrifici quotidiani e sostiene costi di produzione sempre più elevati si ritrova costretto a vendere i propri prodotti a prezzi addirittura inferiori a quanto speso per produrli.
Un paradosso inaccettabile, che sta mettendo in ginocchio intere aziende agricole e rischia di compromettere il futuro di uno dei settori strategici della nostra economia.
È quanto mi hanno raccontato direttamente gli agricoltori: lavorano, investono, producono e alla fine ci rimettono.
Una situazione che riguarda la Basilicata, ma che si ripete anche in altre regioni del Sud, dove le imprese agricole devono fare i conti con costi crescenti, margini sempre più ridotti e prezzi di vendita che non garantiscono neppure la copertura delle spese.
Nel frattempo, lungo la filiera, i prezzi aumentano e a pagare sono sia i produttori sia i consumatori. Il governo Meloni non può continuare a ignorare questa emergenza.
Servono interventi concreti per garantire prezzi equi, contrastare le pratiche commerciali sleali e tutelare il reddito degli agricoltori.
Non possiamo permettere che produrre cibo diventi un’attività economicamente insostenibile e che le aziende del Mezzogiorno siano costrette a chiudere. Difendere l’agricoltura significa difendere il lavoro, il territorio, la sicurezza alimentare e il futuro delle nostre comunità.
Per non parlare degli autotrasportatori, una categoria di lavoratori che tutti vogliono vedere sulla strada, possibilmente ventiquattr’ore su ventiquattro, ma di cui quasi nessuno si ricorda quando arriva il momento di pagare il conto.
Quelli che portano la frutta nei supermercati, i medicinali nelle farmacie, i materiali nei cantieri, le merci nelle fabbriche. Quelli che devono viaggiare con la neve, con la pioggia, con il traffico, di notte e nei giorni festivi. E quando il gasolio aumenta? Devono viaggiare lo stesso. Magari rimettendoci.
Bastano pochi numeri per capire perché i camionisti siano arrivati a questa decisione.
Secondo i dati richiamati da Confindustria, il prezzo medio mensile del gasolio ha superato a settembre i 2,16 euro al litro, circa 35 centesimi in più rispetto a febbraio.
Per un mezzo pesante che percorre 100mila chilometri all’anno, significa oltre 8mila euro di costi aggiuntivi in appena otto mesi.
Ottomila euro. Per un solo camion. Moltiplicate la cifra per cinque, dieci, venti mezzi e provate a immaginare cosa significhi per un’impresa che deve già pagare autisti, contributi, assicurazioni, manutenzioni, pedaggi e rate dei finanziamenti. E che magari si sente anche chiedere di abbassare le tariffe perché il cliente deve risparmiare.
Per questi motivi, prima del voto sulle risoluzioni inerenti il prossimo consiglio d’europa, ho chiesto la parola per chiedere con forza una informativa urgente al governo perchè venga a riferire immediatamente su quanto sta accadendo. Ovviamente non mi aspetto che telemeloni ne dia notizia. Noi non molliamo.
Avevamo previsto da tempo gli effetti disastrosi della politica energetica del Governo e tutte le nostre proposte sono rimaste nei cassetti di palazzo Chigi.
Adesso basta, governo abbandoni la propaganda e cominci finalmente a dare risposte a chi, ogni giorno, tiene in piedi il nostro sistema agroalimentare”.


























