Da un piccolo paese dell’Appennino lucano alle stelle, passando per realtà virtuale, telescopi e percorsi che permettono anche a chi non può vedere il cielo di conoscerlo e “toccarlo”.
È la storia del Planetario Osservatorio Astronomico di Anzi (Potenza), che con ‘Astromia’, il Festival italiano della divulgazione astronomica, è entrato tra i quattro progetti finanziati a livello nazionale dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del bando per la diffusione della cultura scientifica.
Un riconoscimento arrivato in uno dei piccoli comuni della Basilicata, dove da anni si prova a trasformare il cielo in uno strumento di divulgazione, educazione e anche sviluppo del territorio.
Il Planetario Osservatorio Astronomico è infatti diventato il cuore di un’attività che porta ad Anzi studenti, famiglie, appassionati e visitatori per osservare pianeti e costellazioni e avvicinarsi all’astronomia.
Ed è proprio da questa esperienza che è nato ‘Astromia’, promosso dal Planetario e dalla cooperativa Einca Service e giunto quest’anno alla seconda edizione.
Il nome racchiude l’idea alla base del progetto: accostare ‘astro’ a ‘mia’, per rendere una disciplina spesso percepita come distante patrimonio anche di chi non è astronomo o scienziato.
Racconta Mariano Marcogiuseppe, presidente di Einca Service:
“Essere tra i primi quattro progetti italiani dimostra che anche dai piccoli territori possono nascere esperienze di eccellenza nazionale”.
La seconda edizione, partita il 14 Giugno, prevede oltre 50 appuntamenti nell’arco di otto mesi.
Ma accanto alle tradizionali osservazioni attraverso i telescopi, ad Anzi l’astronomia passa sempre più anche attraverso la tecnologia.
Con ‘3D Sky’ si può viaggiare virtualmente tra pianeti, galassie e costellazioni, mentre un percorso in realtà aumentata è dedicato ai pianeti.
‘Sky Touch’ prova invece ad abbattere una barriera ancora più difficile: avvicinare al cielo anche le persone con disabilità visiva attraverso un’esperienza multisensoriale.
È uno degli aspetti sui quali il progetto lucano ha deciso di puntare maggiormente, utilizzando l’innovazione per rendere la divulgazione scientifica accessibile a pubblici diversi.
Il programma mette insieme astronomia, arte, storia e nuove tecnologie: ci sono laboratori per bambini e famiglie, incontri diretti con astronomi e ricercatori, workshop sulla comunicazione della scienza, serate di osservazione e percorsi dedicati al rapporto che le antiche civiltà avevano con il cielo.
Una mostra racconta attraverso arte e fotografia la storia delle missioni spaziali, mentre un’altra intreccia viaggiatori, mitologie e costellazioni utilizzando ricami e realtà aumentata.
L’obiettivo ora va oltre il festival.
Spiega Marcogiuseppe:
“Vogliamo fare di Anzi e della Basilicata un punto di riferimento per la divulgazione scientifica mettendo il cielo al centro di un percorso culturale e di sviluppo aperto a cittadini, scuole, famiglie e nuove generazioni”.
Una sfida che parte da un piccolo centro lucano e guarda molto più lontano dei suoi confini.
Perché ad Anzi il cielo non è soltanto qualcosa da osservare: è diventato uno dei modi attraverso i quali provare a immaginare il futuro.



























