In Basilicata la condizione dei pensionati continua a rappresentare una questione sociale ed economica che richiede risposte concrete.
I dati del Rendiconto sociale regionale 2025 dell’INPS fotografano una platea di 144.817 pensionati che percepiscono almeno una prestazione dell’Istituto, con una prevalenza femminile: le donne sono 74.634, pari al 51,54% del totale, mentre gli uomini sono 70.183.
La questione pensionistica si intreccia con la trasformazione demografica della regione.
Secondo il Rendiconto Inps, nel 2025 la Basilicata conta 530.004 residenti, dei quali 137.699 hanno almeno 65 anni: circa il 26% della popolazione.
È un dato che richiama la necessità di rafforzare l’assistenza territoriale, la sanità di prossimità, i servizi domiciliari e le politiche contro l’isolamento sociale.
Dichiara Carmine Vaccaro, segretario regionale della Uil Pensionati Basilicata:
“Dietro questi numeri ci sono persone che hanno lavorato una vita e che oggi, troppo spesso, devono fare i conti con pensioni insufficienti a sostenere il costo della vita.
La questione previdenziale non può essere affrontata soltanto attraverso le medie nazionali.
Occorre guardare alle condizioni reali delle persone, soprattutto in una regione che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento e le difficoltà economiche di tante famiglie”.
Il Rendiconto INPS evidenzia differenze significative negli importi delle pensioni in base alla gestione previdenziale e al genere.
Nel 2025, per le pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti del settore privato, l’importo medio mensile è pari a 770,20 euro per le donne e a 1.181,50 euro per gli uomini.
Tra i dipendenti pubblici, invece, le medie raggiungono rispettivamente 2.008,60 e 2.664,80 euro.
Si tratta di categorie differenti, ma i dati mostrano quanto la storia lavorativa, le retribuzioni percepite e la continuità contributiva incidano sull’assegno pensionistico.
Le carriere discontinue e i periodi di lavoro meno retribuito possono tradursi in una maggiore fragilità economica durante la vecchiaia, soprattutto per le donne.
Sottolinea Vaccaro:
“Il divario pensionistico di genere è una questione che riguarda la dignità e l’autonomia economica delle persone
Le disuguaglianze che si accumulano durante la vita lavorativa rischiano di ripresentarsi, aggravate, quando si va in pensione.
Per questo servono politiche capaci di sostenere i redditi più bassi e di rafforzare i servizi rivolti alla popolazione anziana“.
La Uil Pensionati Basilicata richiama inoltre l’attenzione sulla condizione di oltre 27 mila pensionate e pensionati lucani che, secondo i dati richiamati dal sindacato nel febbraio 2026, percepiscono un trattamento minimo di poco superiore ai 600 euro mensili.
Una cifra che può diventare insufficiente quando bisogna affrontare contemporaneamente bollette, spesa alimentare, affitto, farmaci, visite specialistiche e trasporti.
Le difficoltà aumentano per chi vive solo, per le persone non autosufficienti e per chi risiede nei piccoli comuni, dove la distanza dai servizi può comportare ulteriori costi.
Ma ci sono anche 240 pensionati con un’indennità sino a 300 euro, altri 525 sino a 450 euro e 1.257 sino a 600 euro.
Non possiamo accettare che chi ha contribuito per decenni alla crescita delle nostre comunità sia costretto a scegliere tra curarsi, riscaldare la propria abitazione e arrivare alla fine del mese.
La lotta alla povertà degli anziani deve diventare una priorità dell’agenda regionale, con interventi mirati e risorse adeguate.
Per questo rilanciamo la proposta di introdurre un contributo economico annuale di 350 euro a favore dei pensionati più fragili, già avanzata dal sindacato nel confronto con le istituzioni regionali“.
La misura, secondo la proposta illustrata da Vaccaro, dovrebbe essere destinata ai residenti in Basilicata titolari di pensioni Inps pari o inferiori al trattamento minimo, con un Isee non superiore a 15.000 euro, attraverso criteri trasparenti e procedure semplici.
Dichiara il segretario regionale della Uil Pensionati.
“Chiediamo alla Regione Basilicata di aprire un confronto concreto per individuare le risorse necessarie e inserire un intervento strutturale nelle politiche regionali di welfare.
Le risorse derivanti dalle royalties delle estrazioni petrolifere possono essere valutate anche nella prospettiva di una redistribuzione sociale della ricchezza prodotta sul territorio, nel rispetto dei vincoli di bilancio e delle procedure previste”.


























