“Il progetto per la realizzazione di una centrale termoelettrica alimentata dalla combustione degli scarti plastici nello stabilimento Ecologistic di Ginosa non è una questione che riguarda soltanto la Puglia.
L’impianto sorgerebbe a ridosso del confine lucano, a circa tre chilometri dal territorio del comune di Bernalda, una delle aree a più intensa vocazione agricola della Basilicata e caratterizzata da produzioni di riconosciuto pregio, a circa 14-15 chilometri da Metaponto e a meno di venti chilometri da Matera.
Gli inquinanti atmosferici non conoscono confini regionali e non possiamo accettare che un intervento di queste dimensioni venga valutato senza considerare pienamente le possibili ricadute sul territorio lucano”.
Lo dichiara il deputato del Movimento 5 Stelle Arnaldo Lomuti in merito al progetto che prevede una centrale da 90 megawatt termici e 20 megawatt elettrici, alimentata con CSS-combustibile ottenuto dalla frazione plastica non recuperabile trattata nello stabilimento:
“Parliamo, al di là delle definizioni tecniche utilizzate, di un grande impianto di combustione, con un camino alto 45 metri, collocato nel cuore di un’area la cui economia si fonda sull’agricoltura di qualità, sulle produzioni ortofrutticole, sul turismo balneare e sul patrimonio culturale e paesaggistico.
Il Metapontino rappresenta uno dei principali distretti agricoli della Basilicata e Matera è una città patrimonio mondiale dell’UNESCO. Anche soltanto il rischio di compromettere la qualità ambientale e l’immagine di questi territori dovrebbe imporre la massima cautela”.
Il Consiglio dei ministri ha espresso il 23 luglio 2026 un giudizio positivo di compatibilità ambientale, seguito dal decreto VIA del 7 agosto, nonostante il parere tecnico negativo del Ministero della cultura e le numerose criticità emerse durante l’istruttoria. La VIA positiva, peraltro, non esaurisce le autorizzazioni e le verifiche necessarie prima della costruzione e dell’entrata in esercizio della centrale.
“Preoccupano ulteriormente le segnalazioni relative a presunti sversamenti di acque verso terreni privati e coltivati e il sequestro con facoltà d’uso, eseguito il 24 novembre 2025 dalla Capitaneria di porto di Taranto, dell’impianto di trattamento delle acque meteoriche di dilavamento.
Non anticipiamo valutazioni sulle eventuali responsabilità, che spetta alle autorità competenti accertare, ma questi fatti impongono controlli ancora più rigorosi sull’intera gestione ambientale dello stabilimento.
È inaccettabile che la Basilicata assista in silenzio.
Chiedo alla Regione Basilicata, all’ARPAB, alla Provincia di Matera e ai comuni del Materano e del Metapontino di acquisire immediatamente tutta la documentazione, pretendere una valutazione delle possibili ricadute sul territorio lucano e chiedere di partecipare alle successive fasi autorizzative e di controllo.
Porterò la questione in Parlamento affinché il Governo chiarisca se siano state adeguatamente considerate le ricadute atmosferiche e sanitarie oltre il confine pugliese e se siano previste centraline e punti di monitoraggio anche in Basilicata.
Occorre inoltre conoscere gli effetti potenziali sui terreni, sulle falde, sulle produzioni agricole e sulle attività turistiche.
Non possiamo aspettare che il camino inizi a fumare per domandarci dove ricadranno le emissioni.
Prima vengono la salute dei cittadini, la tutela del territorio e il futuro dell’agricoltura e del turismo lucani. Su un impianto di queste dimensioni il principio di precauzione non è allarmismo: è responsabilità politica”.


























