Il 10 Agosto 2026 presso il Centro Visite di San Severino Lucano, per iniziativa dell’Associazione Culturale Myosotis, in una sala gremita di gente si è parlato dell’articolo «Sono comunista e sono cristiano»: l’impegno politico-letterario di Pietro Mele a San Severino Lucano nel secondo dopoguerra (1943-1967), pubblicato su “Basiliskos”, rivista lucana di studi storico-umanistici, per la casa editrice Edigrafema, con il patrocinio scientifico del Dipartimento per l’Innovazione Umanistica, Scientifica e Sociale dell’Università degli Studi della Basilicata.
Questo lavoro è stato realizzato da Michele Fasanella, Dottore di ricerca in Storia, culture e saperi dell’Europa mediterranea dall’antichità all’età contemporanea, docente di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi della Basilicata, che si occupa in particolare di storia dei movimenti e dei Partiti politici, del pensiero politico e meridionalistico e del rapporto tra cinema, letteratura e storia e Raffaele La Regina, Dottore di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi della Basilicata, con la preziosa collaborazione del Prof. Vincenzo D’Albo, Preside ed ex Sindaco di S. Severino Lucano e con fonti documentarie in larga parte inedite, fornite dall’Ing. Flavio Mele.
Questo articolo ricostruisce l’impegno politico-letterario di Pietro Mele dal 1943 al 1967, anno della sua morte.
Oltre agli autori, ed al Prof. D’Albo, sono intervenuti nel dibattito:
- il Geometra Giuseppe Maradei, storico esponente politico del paese, che conosceva bene Pietro Mele,
- l’Avv.Vincenzo Mastropierro,Vicesindaco di San Severino Lucano,
- l’Ing.Flavio Mele con la moglie, figlio del politico scomparso e fratello delle Professoresse Francesca ed Elisabetta, veri pilastri della cultura e della scuola del piccolo paese.
A moderarare gli interventi il Prof. Lucio Marino.
Dopo i saluti istituzionali del Vicesindaco, Giuseppe Maradei nel suo intervento ha espresso la sua nostalgia per il piccolo borgo, da cui vive lontano, sottolineando così il valore delle radici e dell’amore per il proprio paese ed esprimendo preoccupazione per i tempi moderni, in cui vi è la perdita di questi ideali e la mancanza di nostalgia dei luoghi natii.
Successivamente, Raffaele La Regina ha ringraziato i sanseverinesi per la partecipazione, segnale di affetto verso la famiglia Mele e riconoscenza per il loro Sindaco storico, dimostrazione di comunità, presente solo nei piccoli centri ma di grande importanza sociale. Subito dopo, Fasanella ha spiegato le fasi della creazione di questo lavoro.
Partendo da uno studio sulla riorganizzazione dei Partiti politici in Basilicata dopo la fine del Fascismo, incrocia il nome dell’insegnante Pietro Mele che, già nel 1944, ad un anno dalla caduta della dittatura, aprì la prima sezione del Partito Comunista Italiano a S. Severino Lucano.
L’obiettivo dello studio è capire in che modo, dopo venti anni di regime, si possa riorganizzare la Democrazia.
Pietro Mele, nel suo paese compie questo passaggio con una specifica identità politica e quindi merita particolare attenzione, ricostruendone ogni aspetto.
In particolare Fasanella ricorda al pubblico che, nell’Ottobre del 1950, in piena guerra fredda, il prefetto di Potenza lo sospese dall’incarico per aver promosso tra i suoi concittadini la raccolta firme per la “petizione di Stoccolma”, in favore della pace e contro le armi atomiche.
La sospensione suscitò le proteste dell’intero Consiglio e fu oggetto di diverse interrogazioni parlamentari.
Come Sindaco, Mele avviò un importante azione di ammodernamento del paese, spendendosi per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e la costruzione di strade, ponti, acquedotti, fognature e scuole.
Perseguì tali obiettivi nell’interesse di tutti i centri dell’area del Lagonegrese e del Pollino anche come Consigliere provinciale nel periodo compreso tra il 1956 e il 1964, anno in cui tornò alla guida del Comune di San Severino.
Nel Febbraio del 1967, pochi mesi prima di morire, scrisse il testo della delibera con cui la Giunta comunale sanseverinese chiese ufficialmente al Governo di elevare il Massiccio del Pollino a Parco Nazionale, cosa che effettivamente avvenne 21 anni dopo, nel 1988.
Di particolare interesse è stato il ricordo della vera e propria”battaglia” con il Prefetto dell’epoca, al fine di ottenere derrate di grano per i suoi concittadini, che pativano letteralmente la fame, in un periodo di grave crisi economica.
Pietro Mele fu anche un abile romanziere.
Tra il 1956 e il 1966, infatti, pubblicò tre volumi con la Casa editrice milanese Gastaldi: I Crocifissi, tradotto anche in Brasile dall’Editora das Américas di Sao Paulo con il titolo A cruz de Roma; Il prossimo tuo e Aurora.
I tre i romanzi storici, che ebbero un buon successo editoriale e di critica, furono ambientati rispettivamente in epoca romana, nel 1953 e negli anni della Seconda guerra mondiale.
Essi rivelano ancora oggi non solo le doti di narratore di Mele, ma anche e soprattutto la sua visione del mondo e dei rapporti umani, riflettendo, in chiave letteraria, il senso più autentico della sua attività etico-politica, vissuta all’insegna dell’elevazione spirituale, dell’emancipazione culturale e del benessere collettivo.
Importante ed inedita è stata la testimonianza del nipote Prof. D’Albo in merito alla morte improvvisa, avvenuta in un periodo critico, dovuto al preoccupante interesse di una misteriosa società tedesca, che aveva appreso delle bellezze del Pollino da un articolo di Mele e prometteva sviluppo e benessere per il popolo di S. Severino ma in un acceso Consiglio Comunale aperto al pubblico, alla richiesta di maggiori dettagli su questo grandioso piano, non ci furono risposte.
Pietro Mele, visse così un vero e proprio tormento se accettare o meno la proposta e questo, probabilmente, lo portò alla morte.
Il figlio Flavio, concludendo l’incontro, ha ringraziato per l’affetto dei Sanseverinesi ed ha espresso la consapevolezza che il padre sia morto per amore del suo paese.



























