Basilicata, negli ultimi dieci anni sono scomparse circa 2.500 imprese artigiane: saldo negativo più elevato in provincia di Potenza. I dettagli

Il recente report dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre sul fenomeno delle botteghe in via di estinzione traccia un quadro sconfortante per negozi di prossimità e imprese artigiane.

Nell’ultimo decennio, in Italia, sono stati persi oltre il 25% degli artigiani attivi.

Dalle grandi aree metropolitane ai borghi dell’entroterra, le saracinesche si abbassano per sempre sotto il peso della concorrenza dell’e-commerce, dei costi fissi, della pressione fiscale e, soprattutto, di un ricambio generazionale che stenta a decollare.

A risentire di questa trasformazione non è solo l’economia, ma la vivibilità stessa dei territori.

Quando un calzolaio, un falegname, un idraulico o un sarto chiude i battenti, viene meno anche un presidio di socialità, sicurezza e assistenza.

Nel contesto nazionale, la Basilicata rappresenta uno dei territori in cui la crisi dell’artigianato tradizionale si intreccia in modo particolarmente forte con lo spopolamento demografico.

I dati elaborati dalla CGIA confermano un trend in costante calo: negli ultimi dieci anni sono scomparse circa 2.500 imprese artigiane.

Il saldo negativo più elevato in termini assoluti si registra in provincia di Potenza, ma anche il Materano registra una contrazione significativa e continua della platea di piccoli artigiani.

I pochi comparti in controtendenza rimangono quelli legati all’informatica, ai servizi digitali e alla cura della persona, che tuttavia non riescono a compensare la perdita dei mestieri manuali storici.

La CGIA di Mestre e le associazioni di categoria sottolineano la necessità di interventi strutturali urgenti.

Senza un piano organico di salvaguardia, la scomparsa dell’artigianato rischia di privare la Basilicata e l’Italia di un patrimonio economico e culturale difficilmente sostituibile.