La legge speciale per la Basilicata del 1904 che, tra l’altro, prevedeva fondi per il consolidamento degli abitati contro le incombenti frane, includeva una novantina di comuni lucani, tra questi non c’era Savoia di Lucania.
Una commissione prefettizia, inviata in paese a seguito delle richieste di sopralluogo dell’amministrazione comunale, stabilì che le crepe visibili in molte abitazioni del centro abitato, dipendevano dalla loro “vetustà e dall’assenza di manutenzione”.
Fu una “condanna preventiva” per il paese.
Qualche anno dopo e per tre giorni consecutivi, dal 28 al 30 gennaio del 1915, una parte consistente del paese scivolò verso valle, trascinando con sé la piazza principale, abitazioni, strade, ponti, terreni coltivati.
La frana di Savoia di Lucania di 111 anni fa, finora è rimasta solo nella memoria collettiva e tramandata quasi esclusivamente oralmente.
Gli alunni della scuola primaria del piccolo centro del Melandro, insieme a Mimmo Parrella, hanno provato a recuperare atti editi e inediti (Archivio comunale, Archivio di Stato, libri, giornali dell’epoca) per cristallizzare una memoria collettiva che rischiava di finire nel dimenticatoio.
Con la collaborazione della ProLoco e di tutte le associazioni del paese, il lavoro, confluito in un libro, sarà presentato in piazza Plebiscito, mercoledì 19 agosto, alla presenza degli autori, del sindaco Mastroberti, del prefetto vicario Micucci, dello storico Donato Verrastro, del direttore del Polo Bibliotecario di Potenza e della Biblioteca Nazionale, Luigi Catalani.
Il ricavato della vendita del libro, per volontà dei “giovani storici”, andrà all’UNICEF per l’acquisto di “cibo terapeutico” per i coetanei del mondo meno fortunati e consegnato al referente provinciale, Mario Coviello.
Attraverso un recupero della memoria collettiva, si inteso valorizzare un fatto storico che ha segnato un intero verificatosi “nel momento meno opportuno”.
L’Italia, infatti, ad inizio del 1915 era impegnata nei soccorsi alle migliaia di vittime del violentissimo terremoto che aveva devastato un vasto territorio tra Lazio e Abruzzo, e proprio mentre si ultimavano i preparativi per l’entrata in guerra al fianco di Francia e Inghilterra.
Anche per questo la tragedia di Savoia per anni fu accantonata e sostanzialmente dimenticata.
Anche l’acquedotto e la strada rotabile per collegare il paese alla provinciale 212 e alla stazione ferroviaria di Vietri-Romagnano restarono nel libro dei sogni. Intanto, in assenza di sostanziali interventi, anche negli anni successivi le case continuarono lentamente a scivolare verso valle.
Per anni si discusse se trasferirlo in un luogo più solido e con meno rischi: alla fine si optò per abbattere le abitazioni pericolanti, costruire un grande tunnel dove far confluire le acque piovane e piantare nell’aree oggetto di frana alberi di acacie e da frutto. Sul posto, su pressione dell’on. Nitti, giunsero tecnici ed esperti (compresi geologi giapponesi) per provare a tranquillizzare la popolazione che viveva nel terrore di nuovi crolli.
La grande croce posizionata al centro della piazza principale subì a stessa sorte e non fu facile ai carabinieri giunti da Potenza bloccare le tante donne del paese che volevano recuperarla mettendo a rischio la propria incolumità. Processioni, preghiere e canti divennero riti quotidiani e collettivi.
A raccontare, “in diretta”, l’evento ci pensarono i giornali dell’epoca: particolarmente illuminante ed efficace fu La Squilla Lucana con i telegrammi inviati alla redazione di Potenza dal corrispondente locale, il medico condotto Michele Pasquarelli.
Dopo tanti anni, resta solo il nome della zona “Sotto la Frana”, mentre lavori di manutenzione e consolidamento, effettuati da pubblico e privati, hanno reso l’area stabile e sicura.
Ecco alcune foto dell’epoca.




























