Potenza, Arcivescovo Carbonaro illumina i giovani: “Don Bosco semina speranza in ogni cuore, come il terreno buono”

L’Arcivescovo ha presieduto in Cattedrale la Veglia dei giovani in preparazione alla festa liturgica di san Giovanni Bosco. Mons. Davide Carbonaro ha riletto la parabola evangelica del seminatore e dei diversi terreni alla luce dell’esperienza evangelica ed educativa di don Bosco.

Proprio come nella parabola, don Bosco sapeva che ogni giovane portava con sé un “terreno” diverso. Ed è così che riusciva a leggere e a coltivare quei cuori.

«Proviamo allora a gettare uno sguardo sui diversi “terreni” di don Bosco» ha sottolineato l’Arcivescovo.

C’è il terreno della strada «quello più duro e sassoso: erano i ragazzi induriti dalla vita, dal carcere o dalla fame. Don Bosco non cercava di forzarli; con la dolcezza, il gioco e la presenza costante sapeva ammorbidire quella superficie, andando a cercare la terra buona che c’era sotto».

Poi c’è il terreno dei rovi: «molti giovani erano soffocati dalle preoccupazioni della sopravvivenza o da cattive compagnie. Don Bosco offriva loro una “casa che accoglie”, capace di proteggere i germogli di bene dalle distrazioni e dalle spine del mondo».

Infine quello buono. «Don Bosco – ha detto l’Arcivescovo – sapeva riconoscere i leader naturali, come Domenico Savio o Michele Rua, e dava loro gli strumenti per crescere e diventare a loro volta seminatori di speranza».

«Qual è allora il “segreto” del Seminatore? – ha ripreso Monsignor Carbonaro – Don Bosco non aspettava che il terreno fosse perfetto per seminare.

Il suo Sistema Preventivo si fondava su tre pilastri, una sorta di “concime universale” per ogni giovane: la Ragione, per spiegare sempre il “perché” delle cose, trattando il giovane come una persona pensante; la Religione, per offrire un senso profondo e verticale alla vita, vissuto però nella gioia, nella “santità dell’allegria”; l’Amorevolezza, perché non basta amare i giovani, bisogna che essi si sentano amati.

“In ogni giovane, anche nel più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene e dovere primario dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e trarne profitto”, affermava don Bosco. «Con la sua vita – ha concluso l’Arcivescovo – ha dimostrato che non esistono terreni “sbagliati”, ma solo terreni che attendono un agricoltore paziente, capace di guardare oltre le apparenze».