Dalle radici lucane al grande giornalismo: questo comune della provincia di Potenza celebra il fondatore del Corriere della Sera

Celebrare i 150 anni del Corriere della Sera nel luogo da cui ebbe origine il padre del suo fondatore, Eugenio Torelli Viollier, significa rendere omaggio non soltanto a una delle figure più importanti del giornalismo italiano, ma anche a una pagina significativa della storia della Basilicata e del nostro Paese”.

Lo ha sottolineato l’assessore regionale Cosimo Latronico intervenendo a Barile alla manifestazione promossa dalla Pro Loco per il 150° anniversario della fondazione del Corriere della Sera, alla presenza del direttore del quotidiano, Luciano Fontana.

Ha affermato Latronico:

“Barile può guardare con orgoglio alla propria storia perché proprio da questa comunità ebbe origine la famiglia di Eugenio Torelli Viollier.

Suo padre, Francesco Torelli, era infatti nato a Barile e da quelle radici prese avvio la storia umana e culturale del fondatore del Corriere della Sera, destinato a lasciare un’impronta profonda nel giornalismo italiano.

È un patrimonio che appartiene all’intera Basilicata e che merita di essere conosciuto e valorizzato, soprattutto dalle giovani generazioni.

La figura di Torelli Viollier ci ricorda quanto siano fondamentali il rigore professionale, la verifica delle fonti e il senso di responsabilità nell’esercizio dell’informazione.

In un tempo caratterizzato dalla rapidità della comunicazione e dalla diffusione incontrollata delle notizie, questi princìpi assumono un valore ancora più forte e rappresentano un presidio essenziale della vita democratica”.

Latronico ha quindi rivolto un ringraziamento alla Pro Loco Barile, al Comune e a tutti gli organizzatori:

“per aver promovuto un’iniziativa capace di unire memoria, cultura e identità territoriale”, esprimendo inoltre “gratitudine al direttore Luciano Fontana per aver accolto l’invito a partecipare a questa celebrazione, confermando il legame del Corriere della Sera con le proprie radici storiche.

Custodire la memoria di uomini come Eugenio Torelli Viollier significa investire sul futuro.

Le comunità crescono quando sanno riconoscere il valore della propria storia e trasformarla in un’occasione di formazione civile, culturale e democratica”.