In provincia di Potenza gesto disperato di un lavoratore! “Non sappiamo cosa succederà nelle prossime ore”. I dettagli

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di FIM UILM:

“Questa mattina, un lavoratore della Giuzio, presso l’area industriale di Balvano, è salito su una colonna di pergolato buttando giù le chiavi, è questo l’estremo gesto frutto della disperazione, quella vera, di chi da quattro mesi pur andando a lavorare quotidianamente non riceve la propria retribuzione.

Una disperazione, quella dilagata stamattina, che abbiamo cercato di rappresentare, in ogni incontro sindacale e nelle centinaia di comunicati stampa che caratterizzano questa brutta pagina della storia politica lucana, a tutte le parti coinvolte; la disperazione di oggi è la stessa di tutti i 60 lavoratori della Giuzio che per vent’anni, anzi forse 25 anni, hanno dovuto elemosinare il proprio stipendio a causa del carrozzone ASI e dunque del mancato pagamento da parte della ditta Giuzio ai propri dipendenti.

Non sappiamo cosa succederà nelle prossime ore, ovviamente abbiamo chiesto al lavoratore di scendere evitando dunque la possibilità di compiere altri atti estremi che potessero metterne a rischio la vita, ma sarebbe auspicabile in tal senso che questa mattina gli attori di questa vertenza dopo un doveroso esame di coscienza provvedessero a pagare i lavoratori perché non ce la fanno più, sopraffatti da conti bancari pignorati, senza più un euro nemmeno per raggiungere il proprio posto di lavoro, ed in molti casi in difficoltà anche nel garantire all’interno delle proprie famiglie i beni primari come un semplice piatto di pasta.

Pertanto, chiediamo alla Regione Basilicata ed al Prefetto di convocare immediatamente il tavolo perché, come già più volte detto, i tempi della politica, della riforma API-BAS, della nomina del liquidatore e tutto ciò che riguarda la vicenda ASI non collimano con il quotidiano, con il nostro quotidiano, col quotidiano dei lavoratori, perché mai come questa volta alcune parole devono essere ascoltate: ogni riforma, senza entrare nel merito, va ‘accompagnata’ senza lasciare a piedi nessuno”.

Ecco quanto sostengono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Basilicata, Angelo Summa, Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli, che sollecitano la convocazione di un tavolo urgente con il presidente della giunta regionale Bardi e l’assessore Cupparo:

“Sulla vertenza Giuzio è stato oltrepassato il limite della umana sopportazione.

L’episodio di questa mattina è la spia di un disagio dilagante che solo una politica miope rinchiusa dentro il palazzo può non vedere.

Bisogna aspettare che si consumi una tragedia per vedere risolta una vertenza che si trascina da anni nella più totale indifferenza della politica?

Le rassicurazioni e le generiche dichiarazioni di impegno ora non bastano più: è stato superato il limite oltre il quale trovare una soluzione definitiva diventa un imperativo.

Abbiamo in più occasioni rappresentato alle istituzioni il senso di disperazione che pervade i dipendenti della Giuzio e le peripezie che hanno dovuto affrontare in oltre vent’anni di travagliato lavoro per assicurare servizi fondamentali alle imprese lucane.

La risposta è stata una fumosa riforma dei consorzi industriali e, temiamo, la costituzione di un altro carrozzone pubblico. Insomma, altro tempo perso, un altro modo per dilazionare le soluzioni.

Ora basta. Alla disperazione di chi non riceve il salario da mesi e che da vent’anni e più è costretto a ricorrere al conflitto sociale per vedere riconosciuti i propri diritti non si può più rispondere: vedremo, faremo, ci impegneremo.

È tempo che la politica regionale tutta, senza distinzioni di casacca perché ugualmente responsabile di questa situazione, faccia un profondo esame di coscienza per come ha gestito e continua a gestire questa e altre vertenze.

Ora sta alla classe dirigente di questa regione scegliere se essere l’innesco di una deflagrazione sociale o se impostare su nuove basi un rapporto collaborativo con le forze sociali per affrontare e risolvere i troppi problemi ancora aperti“.

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