San Severino Lucano: riflessione su giustizia e criminalità con il nuovo libro di Don Marcello Cozzi

Nella serata di ieri, a S. Severino Lucano presso il Centro Visite, Don Marcello Cozzi ha presentato il suo ultimo libro: “Non interferite. Il sangue dei preti sull’altare delle mafie”(Edizioni San Paolo).

Ad organizzare l’incontro, il Comune di S. Severino Lucano, le Parrocchie del paese, la Pro Loco del Pollino, l’Associazione Culturale Myosotis, e Libera.

A dialogare con l’autore, Don Antonio Lo Gatto parroco della comunità e Mariapaola Vergallito, giornalista e rappresentante di Libera Basilicata.

Dopo i saluti istituzionali del Consigliere di Maggioranza, Francesco Ciminelli, sono stati introdotti i concetti chiave su cui si basa il testo, che narra le vite di Sacerdoti assassinati per aver difeso contadini sfruttati, denunciato soprusi ed aver ostacolato interessi criminali.

Per aver quindi semplicemente agito, seguendo il Vangelo.

Interferire, spiega Don Marcello, significa assumersi una responsabilità e scegliere di combattere il male. Era necessario ricordare che don Pino Puglisi e don Peppe Diana non sono stati gli unici preti ad essere stati ammazzati dalle mafie, ma anche tanti altri, dei quali non si conoscono i nomi e le storie.

Importante chiarire che non ci sono preti antimafia, riprendendo le parole di Don Pino Puglisi, sono preti e basta, che hanno semplicemente vissuto e annunciato il Vangelo della liberazione dall’oppressione mafiosa, e che per questa interferenza sono stati ammazzati.

Vi è poi un’interpretazione del culto religioso unica per la mafia. Dio è visto come il “boss” supremo e non ha tramiti, i parroci.

Bisogna fare attenzione perchè i criminali sono presenti in ogni realtà, piccola o grande che sia.

Oggi chi difende la giustizia, non viene ucciso “fisicamente” ma moralmente.

Si opera sulla credibilità della vittima creando ad hoc, menzogne via via crescendo, sradicando la fiducia e costringendo al silenzio ed all’isolamento, chi invece è dalla parte della giustizia.

Questo è il nuovo modo di far tacere chi si oppone alla delinquenza.

L’incontro lascia un messaggio importante per tutti.

Non bisogna essere necessariamente preti per “interferire” contro la criminalità.