Si è svolto questa mattina, presso l’Auditorium dell’Immacolata, il convegno promosso dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI) e dall’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), dedicato al tema dei diritti riproduttivi.
L’incontro è stato preceduto da un percorso di preparazione congiunto tra le due associazioni, che ha messo in dialogo scienze mediche, legislazione italiana e bioetica cristiana.
I lavori si sono aperti con una domanda: si può davvero parlare di «diritti riproduttivi»?
Nell’ordinamento giuridico italiano non esiste un diritto soggettivo assoluto alla genitorialità, mentre la tutela della vita trova fondamento nella Costituzione.
Il confronto ha approfondito anche il principio di precauzione e la protezione dei nascituri, evidenziando la necessità di coniugare conoscenze scientifiche, responsabilità etica e rispetto della dignità umana.
I relatori hanno inoltre richiamato dati scientifici e statistici relativi alla natalità e al benessere dei nascituri.
Nel suo intervento, Monsignor Carbonaro ha richiamato il pensiero di Leone XIV, espresso in Magnifica Humanitas, ribadendo il valore inviolabile della vita umana «derivante dall’essere creata a immagine di Dio» e che «non può essere ridotta a un dato, a una funzione o a una prestazione misurabile da algoritmi».
Richiamando il Salmo 139, l’Arcivescovo ha sottolineato come la Scrittura riconosca nella vita e nel corpo umano un’opera che custodisce un valore profondo.
Ha concluso:
«Questa visione esprime una profonda dignità ontologica: la persona non è un mero prodotto biologico o una proprietà altrui, ma un mistero donato e donante.
Allo stesso tempo, la narrazione biblica affida all’essere umano la responsabilità della cura, della decisione etica e della protezione della dignità individuale, ponendo la coscienza al centro del rapporto con il divino».


























