“Questi docenti lucani costretti in cattedra fino a quasi 68 anni”. La denuncia

La UGL Istruzione di Potenza accende i riflettori su una specifica e penalizzante anomalia previdenziale che sta colpendo i docenti lucani nati nell’ultimo trimestre del 1960 e del 1961.

Attraverso una nota ufficiale, il Dirigente Sindacale Giuseppe Sibilani ha analizzato gli effetti degli incrementi legati alla speranza di vita, i quali, incrociandosi con la rigidità del calendario scolastico, stanno imponendo un prolungamento forzato del servizio ben oltre i limiti ordinari.

Il paradosso dell’ultimo trimestre e lo slittamento a 67 anni e 11 mesi

Il problema nasce dall’innalzamento del requisito anagrafico per la vecchiaia, salito a 67 anni e 1 mese per il 2027 e 67 e 3 mesi per il 2028 a causa degli adeguamenti demografici.

Nel comparto scuola vige la regola della finestra unica di uscita fissata tassativamente al 1° settembre, a patto che il requisito venga maturato entro il 31 dicembre dello stesso anno.

«I docenti nati nell’ultimo trimestre del 1960 e del 1961 si trovano intrappolati in un vero e proprio corto circuito normativo», spiega Giuseppe Sibilani.

«Chi festeggia il compleanno negli ultimi mesi dell’anno si vede scalare la maturazione del mese aggiuntivo (i 67 anni e 1 mese per il 2027 e 3 mesi nel 2028) all’inizio dell’anno solare successivo.

Non potendo centrare la finestra utile del 31 dicembre, questi insegnanti perdono il diritto al pensionamento per l’anno in corso https://www.ascuolaoggi.com/post/pensioni-scuola-un-mese-in-piu-puo-costare-un-anno-di-lavoro-cosa-rischiano-i-nati-a-dicembre-1960».

L’effetto reale sul territorio di Potenza è l’obbligo di rimanere in servizio per un intero anno scolastico ulteriore, arrivando al momento del congedo effettivo all’età di 67 anni e 11 mesi.

Un’asimmetria ingiustificata tra colleghi

La UGL Istruzione evidenzia come questa norma crei una disparità insanabile all’interno della stessa classe generazionale, basata esclusivamente sul mese di nascita.

«Mentre i colleghi nati nei primi mesi dell’anno riescono a lasciare la cattedra regolarmente al compimento del requisito», sottolinea Sibilani, «il personale nato tra ottobre e dicembre subisce un trattenimento in servizio coatto. Lavorare fino a quasi 68 anni non è una scelta flessibile, ma una penalizzazione burocratica derivante dal fatto che lo Stato considera la scuola un settore a calendario rigido, senza prevedere deroghe o tutele per chi manca l’obiettivo anagrafico per una manciata di giorni».

La richiesta di flessibilità della UGL Istruzione di Potenza

Il Dirigente Sindacale per la provinciale di Potenza lancia un appello affinché il Ministero prenda atto di questa asimmetria, che penalizza psicologicamente e fisicamente una categoria professionale esposta a un forte logorio professionale.

«Come UGL Istruzione di Potenza chiediamo che l’amministrazione introduca una clausola straordinaria di salvaguardia per i nati nell’ultimo trimestre del 1960 e 1961», conclude Giuseppe Sibilani.

«È necessario consentire il pensionamento d’ufficio o a domanda al raggiungimento effettivo del requisito anagrafico durante l’anno, oppure neutralizzare il mese aggiuntivo per chi è penalizzato dalla data di nascita.

Non si possono applicare freddi calcoli matematici sulla pelle dei docenti che hanno speso una vita intera per la crescita delle nostre scuole».

L’UGL Istruzione di Potenza sottolinea come l’insegnamento in contesti complessi e il costante confronto con gli studenti adolescenti richiedano un carico di energie psicofisiche notevole.

Per questo, la proposta del dirigente Giuseppe Sibilani punta a tre obiettivi precisi: introdurre una deroga alla finestra unica di settembre che garantisca flessibilità in base all’anno di maturazione dei requisiti, estendere lo status di lavoro gravoso a tutti i docenti di ogni ordine e grado (oggi limitato solo alla scuola dell’infanzia) e creare un canale di uscita strutturale denominato “Quota Scuola”.

Questa battaglia non tutela solo la salute e la dignità del personale in servizio – conclude l’esponente della segreteria provinciale – ma tocca da vicino il futuro della nostra regione.

Sbloccare i pensionamenti significa infatti avviare il necessario e urgente ricambio generazionale nella classe docente lucana, liberando posti per i tantissimi giovani laureati e precari della Basilicata che attendono stabilizzazione.