Riceviamo e pubblichiamo il Report Osservatorio Territoriale PREZZI al consumo, con focus Federconsumatori Basilicata su mercati rionali di Potenza nell’ambito del Progetto Prezzi al consumo MIMIT:
“Andare a fare la spesa nei mercati rionali di Potenza è diventato un percorso a ostacoli per le tasche delle famiglie lucane.
A dirlo non sono solo le lamentele dei cittadini alle casse, ma i dati ufficiali raccolti sul campo dal Progetto sperimentale di monitoraggio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
L’analisi condotta dalla nostra associazione mette in luce una situazione di forte sofferenza per il ceto medio e per le fasce più deboli, costrette a fare i conti con prezzi dei prodotti alimentari freschi che non accennano a diminuire.
C’è però un dettaglio fondamentale da tenere a mente nel leggere questi dati.
La fotografia scattata dal Ministero si riferisce al bimestre di luglio e agosto del 2026.
Questo significa che i pesanti rincari registrati sui banchi sono antecedenti alla nuova crisi energetica autunnale e alle conseguenti e durissime proteste degli agricoltori e dei trasportatori che stanno bloccando il Paese in questi giorni.
In parole semplici, se la situazione era già allarmante in estate, oggi, con il blocco dei trasporti e l’impennata dei carburanti, rischia di diventare insostenibile.
A esasperare questo scenario già critico si aggiunge il peso drammatico della crisi climatica.
L’estate che ci siamo lasciati alle spalle è stata segnata da un’ondata di caldo torrido e da una quasi totale assenza di piogge nel Sud Italia.
Questo non è più un problema passeggero, ma una realtà strutturale che distrugge i raccolti nelle campagne lucane, riduce la disponibilità di acqua e accelera il deperimento dei prodotti.
Il risultato finale è un taglio netto alla produzione che fa schizzare i prezzi al dettaglio, scaricando l’intero costo ambientale direttamente sulle spalle dei consumatori.
Guardando da vicino i numeri emersi a Potenza, il comparto degli ortaggi ha subìto vere e proprie fiammate.
Le zucchine costolute lunghe hanno fatto registrare un aumento record del 92% a luglio rispetto all’anno scorso, attestandosi su un prezzo medio di oltre tre euro al chilo.
Non è andata meglio per le melanzane, rincarate di oltre il 63% ad agosto, o per i pomodori ciliegini, i cui picchi sui banchi rionali hanno toccato l’incredibile cifra di cinque euro e cinquanta al chilo.
Anche il settore delle carni ha mostrato anomalie incomprensibili.
Mentre a livello nazionale i prezzi all’ingrosso del bovino adulto erano in netto calo, nei mercati rionali di Potenza la fettina di scamone di vitello è aumentata al consumo del 18%, superando i venti euro al chilo.
Si tratta di una rigidità dei prezzi inaccettabile: quando i costi di produzione aumentano, i prezzi al dettaglio volano immediatamente, ma quando i costi all’ingrosso scendono, i prezzi sui banchi restano alti.
Questo livello di prezzi ha modificato profondamente il comportamento d’acquisto dei potentini.
Presso i nostri sportelli territoriali registriamo che oltre il 40% delle famiglie ha azzerato le spese per la vita sociale, come un cinema, un libro o una cena fuori, per poter far quadrare i conti.
Esiste ormai un 15% di popolazione, composto da famiglie con due stipendi normali che non rientrano in nessun bonus sociale, che si ritrova senza un euro di margine a fine mese.
Comprare frutta, verdura e carne fresca è diventato un lusso che rischia di alimentare una vera e propria povertà alimentare e sanitaria.
Per questi motivi, Federconsumatori Basilicata lancia un appello urgente alla politica regionale e nazionale.
Alla Regione Basilicata chiediamo l’istituzione immediata di un tavolo di crisi permanente che metta insieme l’emergenza climatica e quella dei prezzi, per evitare che i costi dei danni ambientali e delle proteste dei trasportatori si riversino sui cittadini.
Chiediamo inoltre che una parte dei proventi delle estrazioni petrolifere della nostra regione, le royalties, venga utilizzata in modo strutturale per sostenere le aziende agricole colpite dalla siccità e per calmierare i costi di trasporto dei beni alimentari.
Al Governo nazionale chiediamo invece un intervento d’urgenza sul costo dei carburanti per la logistica e una riforma dei bonus sociali, che devono essere calcolati sul reddito reale rimasto alle famiglie dopo aver pagato le spese fisse e obbligatorie, e non su un freddo dato ISEE che non fotografa la realtà”.


























