Il deputato M5S Arnaldo Lomuti interviene sul decreto legge che introduce il commissario ad acta per le procedure di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi.
Scrive Lomuti:
“Chi liquida il decreto approvato dal Consiglio dei ministri come un semplice adempimento procedurale, un termine perentorio come tanti, non sta leggendo con onestà il testo né la sua funzione politica.
È vero che l’articolo 2 del decreto non commissaria automaticamente la Basilicata e non autorizza da sé nuove trivellazioni.
Ma è altrettanto vero che introduce un meccanismo che ha un’unica direzione possibile: se la Regione non esprime l’intesa entro 45 giorni, prorogabili, subentra un commissario ad acta con potere sostitutivo pieno.
Non esiste, nello stesso meccanismo, alcuna soglia temporale che obblighi lo Stato a rispondere con altrettanta rapidità alle richieste della Regione su compensazioni, royalties, tutela ambientale o ricadute occupazionali.
L’asimmetria è tutta qui, ed è politica prima ancora che giuridica: l’inerzia viene sanzionata solo quando rallenta l’estrazione, mai quando riguarda il resto.
Definire “tecnica” una norma costruita in questo modo significa fare a Roma un favore che Roma non merita.
La premier Meloni ha detto che vuole “andare avanti fino in fondo”: ebbene, la domanda che la Basilicata deve porre non è se le estrazioni aumenteranno, ma a quali condizioni, con quali garanzie e con quale ritorno reale per una regione che da decenni resta tra i territori con l’aliquota di royalty più bassa a fronte di produzioni tra le più rilevanti in Europa.
Lo abbiamo documentato con puntualità, confrontando i regimi estrattivi di Norvegia, Regno Unito, Alberta o Nigeria: la Basilicata cede molto e trattiene poco.
Accelerare l’estrazione senza prima riequilibrare quel rapporto non è modernizzazione, è resa.
C’è poi un secondo livello di mistificazione, tutto lucano.
Chi per anni ha attaccato la giunta Pittella accusandola di svendere il territorio alle trivelle oggi tace, mentre il proprio governo nazionale prepara gli strumenti per commissariare la stessa Regione che allora diceva di voler difendere.
La coerenza non è un lusso che si può accantonare quando cambia la maggioranza a Roma: se ieri le trivelle erano un allarme, oggi il commissario che le rende più rapide non può diventare un dettaglio di cui non parlare.
Per questo chiediamo che il presidente Bardi riferisca in Aula senza ulteriori rinvii, renda pubblici i procedimenti pendenti sul territorio lucano e dica con chiarezza se intende difendere le prerogative costituzionali della Regione o limitarsi a subirle.
Il Movimento 5 Stelle continuerà a chiedere trasparenza sui numeri, sulle royalties e sulle reali ricadute per i lucani, con lo stesso metodo con cui lo fa da anni: non a corrente alternata, e non soltanto quando conviene”.



























