L’assessore all’Ambiente Michele Beneventi esprime soddisfazione per l’approvazione del nuovo Regolamento del Verde Urbano Pubblico e Privato, un provvedimento che aggiorna in maniera organica una disciplina ferma al 2004 e che rappresenta un importante passo avanti nella tutela del patrimonio ambientale cittadino.
“Con questo regolamento – dichiara l’Assessore all’Ambiente Beneventi – il Comune di Potenza riconosce il verde urbano non più come un semplice elemento ornamentale, ma come una vera infrastruttura ecologica, fondamentale per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell’aria, mitigare gli effetti delle alte temperature e contribuire al benessere e alla salute dei cittadini.”
L’aggiornamento recepisce le più recenti disposizioni normative nazionali ed è stato costruito tenendo conto delle peculiarità climatiche e geomorfologiche della città di Potenza, caratterizzata da un ambiente montano appenninico, con inverni rigidi e un elevato rischio idrogeologico.
Tra le principali novità introdotte dal regolamento vi è una disciplina più moderna e puntuale per la gestione delle aree verdi pubbliche e private.
Per il verde pubblico viene rafforzato il sistema delle adozioni di aiuole, parchi e spazi verdi da parte di cittadini, associazioni, scuole e operatori economici, con convenzioni della durata di tre anni finalizzate a promuovere la cittadinanza attiva e la cura condivisa del patrimonio comune. Il regolamento prevede, inoltre, la revoca dell’adozione e specifiche sanzioni nei confronti di chi non rispetti gli obblighi di manutenzione assunti.
Grande attenzione è stata dedicata anche al decoro urbano. I proprietari di aree private saranno tenuti a mantenere in ordine fondi, siepi e alberature, evitando che invadano marciapiedi e carreggiate, ostruiscano fossi di scolo o compromettano la visibilità della segnaletica stradale.
Il nuovo testo introduce inoltre un sistema sanzionatorio chiaro e proporzionato, con una specifica tabella che disciplina le diverse violazioni. Sono previste sanzioni per il mancato sfalcio dei terreni, per il degrado delle aree private, per il danneggiamento del patrimonio arboreo e per i comportamenti scorretti nei parchi pubblici, come il calpestio delle aiuole decorative o il mancato rispetto delle regole relative alla conduzione dei cani.
“Una delle innovazioni di cui siamo maggiormente orgogliosi – sottolinea l’Assessore – riguarda la destinazione delle somme derivanti dalle sanzioni. Tutti gli introiti saranno vincolati esclusivamente a interventi di riqualificazione del verde pubblico e di ripristino ambientale. È un principio semplice ma fortemente simbolico: chi danneggia il verde contribuirà concretamente a crearne di nuovo.”
Il regolamento introduce anche una procedura amministrativa rigorosa e progressiva: prima la diffida ad adempiere, poi la sanzione amministrativa in caso di inottemperanza, quindi l’eventuale esecuzione d’ufficio da parte del Comune con recupero integrale delle spese sostenute nei confronti del trasgressore. È prevista inoltre una stretta contro la recidiva: chi commetterà la stessa violazione entro 180 giorni sarà assoggettato direttamente all’importo massimo della sanzione prevista.
“L’obiettivo dell’Amministrazione – conclude l’Assessore all’Ambiente – non è fare cassa, ma garantire il rispetto delle regole, migliorare il decoro urbano e dotare gli uffici comunali e la Polizia Locale di strumenti efficaci per intervenire in maniera tempestiva. Tutelare il patrimonio arboreo significa investire nella qualità della vita dei cittadini e costruire una Potenza più verde, più pulita, più accogliente e più resiliente.
Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla redazione del nuovo testo regolamentare, dal personale dell’Unità di Direzione Ambiente, la Dirigente Ing. Angela Laurino, alla Comandante della Polizia Locale Maria Santoro, al Sindaco Vincenzo Telesca per la costante collaborazione e a tutte le Commissioni consiliari competenti e ai presidenti Gianmarco Guidetti e Carmine Davide Pace. Un ringraziamento va rivolto anche all’Università degli Studi della Basilicata, in particolare al Dipartimento di Scienze Forestali, Alimentari e Ambientali (DAFE), all’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali e a Legambiente, che hanno offerto un prezioso contributo tecnico e scientifico”.



























