Tra dipinti, tappeti antichi e mobili d’epoca, testimoni di oltre due secoli di storia, i Saloni di Rappresentanza del Palazzo del Governo hanno offerto, nella mattinata di ieri, 20 settembre, una suggestiva cornice alla cerimonia per la “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale”.
Istituita con la legge 13 gennaio 2025, n. 6, la Giornata viene celebrata, ogni anno, il 20 settembre, data in cui, nel 1943, Hitler modificò lo status degli italiani catturati dopo l’armistizio dell’8 settembre, da prigionieri di guerra ad internati militari.
Una ricorrenza nata per conservare la memoria di migliaia di cittadini italiani, militari e civili, deportati nei campi di concentramento, dove subirono violenze fisiche e morali e furono destinati al lavoro coatto per aver rifiutato di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica sociale italiana.
Quella degli internati italiani è una delle pagine più dolorose della nostra storia che la Giornata del 20 settembre intende non soltanto custodire, ma consegnare alle nuove generazioni, trasformando la memoria delle sofferenze patite dagli internati italiani in un messaggio di pace, libertà e rispetto della dignità della persona.
In questo scenario, le celebrazioni hanno preso il via sulle note del Canto degli Italiani, eseguito da tre giovani e talentuosi componenti dell’“Orchestra Maldestra” di Potenza, diretta da Donato Telesca.
La cerimonia è, quindi, entrata nel vivo con l’introduzione del Prefetto di Potenza Michele Campanaro che ha condiviso con la platea alcune riflessioni sul significato della ricorrenza e sul valore di una memoria che, ad oltre ottant’anni da quei fatti, continua a parlare al presente.
La mattinata è proseguita con la puntuale ricostruzione del contesto storico nel quale maturò la drammatica vicenda degli internati italiani, affidata al Professore di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi della Basilicata Donato Verrastro, che ha ripercorso gli avvenimenti successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943 e la scelta compiuta da oltre 600.00 militari italiani di dissociarsi dal regime nazista.
La celebre Sarabanda in re minore di Fredriech Handel, eseguita dai giovani musicisti dell’“Orchestra Maldestra”, ha, poi, segnato il passaggio verso il momento centrale della manifestazione: la consegna delle Medaglie d’Onore concesse dal Presidente della Repubblica ai familiari dei cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.
Alla presenza delle massime Autorità civili, militari e di rappresentanti della società civile, il Prefetto Campanaro ha consegnato le onorificenze ai parenti di sette militari originari della provincia di Potenza:
- Giuseppe Antinolfi, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dal 9 settembre 1943 al 6 settembre 1945;
- Michele Bonsera, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania fino all’11 settembre 1944;
- Agostino Carlucci, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dall’8 settembre 1943 al 15 agosto 1945;
- Michele Arcangelo Casella, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dall’8 settembre 1943 al 1° aprile 1945;
- Giuseppe Meliante, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dal 10 settembre 1943 all’8 maggio 1945;
- Domenico Santarsiero, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dall’8 settembre 1943 al 7 luglio 1944;
- Giuseppe Suriano, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dal 10 settembre 1943 al 10 maggio 1945.
Ad affiancare il Prefetto nella consegna delle Medaglie d’Onore, i Sindaci e gli Amministratori locali di Potenza, Anzi (PZ), Avigliano (PZ), Latronico (PZ), Paterno (PZ), Rionero in Vulture (PZ) e Tito (PZ), a testimonianza della continuità di un profondo legame tra la memoria dei singoli e quella delle comunità alle quali appartenevano.
“Con l’istituzione di questa Giornata, il legislatore ha voluto riconoscere autonoma dignità, nel calendario civile della Repubblica, alla scelta e al sacrificio di oltre 600.000 militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono di schierarsi con il nazifascismo e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, pagando quella decisione con la deportazione, l’internamento ed il lavoro coatto. Ricordare oggi quella scelta non significa soltanto rendere omaggio a ciò che è stato.
La memoria ha senso se riesce a parlare al presente, se diventa consapevolezza e ci aiuta a riconoscere il valore della libertà, della dignità della persona e della responsabilità delle nostre scelte.
Le sette Medaglie d’Onore che consegniamo oggi ai familiari di altrettanti militari della provincia di Potenza danno un volto ed una storia a quella memoria collettiva.
Attraverso questo riconoscimento, lo Stato rende omaggio al loro sacrificio e affida alle loro famiglie e con esse alle comunità cui appartenevano il compito prezioso di custodirne e tramandarne la memoria”, le parole del Rappresentante del Governo nel corso della cerimonia di consegna.



























