Il peso delle spese difficilmente comprimibili continua a condizionare i bilanci delle famiglie italiane. A livello nazionale, nel 2026 le cosiddette spese obbligate raggiungono il 41,7% dei consumi familiari, contro il 37% del 1995.
In Basilicata il fenomeno assume una rilevanza particolare, soprattutto alla luce di livelli di reddito e di consumo inferiori alla media nazionale e di una struttura della spesa fortemente concentrata sui bisogni essenziali.
Secondo gli ultimi dati ISTAT dettagliati disponibili a livello regionale, riferiti al 2024, la spesa media mensile di una famiglia lucana è pari a 2.324,17 euro, contro i 2.755,09 euro della media italiana: circa 431 euro in meno ogni mese, con un divario del 15,6%.
Più ancora dell’ammontare complessivo è significativo osservare come vengono distribuite queste risorse.
In Basilicata una famiglia spende mediamente 719,26 euro al mese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, 569,53 euro per prodotti alimentari e bevande analcoliche e 272,60 euro per i trasporti.
Le sole tre voci assorbono complessivamente 1.561,39 euro al mese, pari al 67,2% dell’intera spesa familiare.
Si tratta di un dato che consente di comprendere con immediatezza quanto sia ristretto il margine economico che rimane alle famiglie lucane dopo aver sostenuto le principali necessità quotidiane.
Particolarmente rilevante è il peso dell’alimentazione: in Basilicata rappresenta il 24,5% della spesa complessiva, contro il 19,3% della media italiana.
Anche i trasporti incidono maggiormente, con una quota dell’11,7% contro il 10,8% nazionale. Un elemento che assume un’importanza ancora maggiore in una regione caratterizzata da numerosi piccoli comuni, distanze elevate tra i centri abitati e i principali servizi e, in molti territori, da una forte dipendenza dall’automobile privata.
Quando una parte così consistente del bilancio è destinata ai bisogni primari, si riducono inevitabilmente le risorse disponibili per le altre componenti della vita familiare.
Le famiglie lucane spendono mediamente 63,60 euro al mese per ricreazione, sport e cultura, contro i 105 euro della media italiana; 101,30 euro per ristorazione e servizi di alloggio, contro 161,90 euro; appena 10,80 euro per istruzione, rispetto ai 17,30 euro registrati a livello nazionale.
Sono differenze che mostrano come il problema non riguardi soltanto quanto una famiglia riesce a spendere, ma soprattutto quanto reddito rimane effettivamente disponibile per compiere scelte non strettamente legate alle necessità quotidiane.
Anche il tema dell’energia deve essere letto con attenzione. A livello nazionale, negli ultimi trent’anni l’efficienza energetica di abitazioni, elettrodomestici e tecnologie ha contribuito a ridurre le quantità di energia consumate e gli sprechi, attenuando l’impatto dell’aumento dei prezzi.
Questo, tuttavia, non significa che energia e utenze abbiano smesso di rappresentare una voce critica. Per una famiglia con un reddito più contenuto, anche una riduzione dei consumi può non essere sufficiente a compensare completamente l’aumento dei costi e la perdita di potere d’acquisto.
Il quadro economico regionale conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione. Secondo Banca d’Italia, nel 2025 il reddito disponibile reale delle famiglie lucane è cresciuto dello 0,9%, mentre i consumi sono aumentati in termini reali dello 0,6%.
Il reddito disponibile pro capite si mantiene intorno ai 18 mila euro, un valore di circa un quinto inferiore alla media nazionale.
Federconsumatori Basilicata ritiene quindi che il problema non sia soltanto quanto spendono le famiglie, ma quanta parte del loro reddito possa essere realmente destinata a scelte libere.
Quando abitazione, alimentazione, energia e mobilità assorbono gran parte delle risorse disponibili, a essere sacrificati sono cultura, formazione, socialità, tempo libero, capacità di risparmio e, più in generale, qualità della vita.
Per questo è necessario intervenire sulle componenti che rendono più rigido il bilancio delle famiglie: servono maggiore tutela sul fronte energetico, politiche efficaci contro il caro-prezzi, un rafforzamento concreto del trasporto pubblico regionale e locale, sostegni mirati ai nuclei economicamente più fragili e investimenti nell’efficienza energetica delle abitazioni.
In una regione come la Basilicata, inoltre, il tema del costo della mobilità non può essere considerato secondario: offrire alternative concrete alla dipendenza dal mezzo privato e garantire collegamenti efficienti significa intervenire direttamente su una delle principali voci di spesa delle famiglie.
Ridurre il peso delle spese necessarie significa restituire alle famiglie lucane potere d’acquisto, capacità di risparmio e, soprattutto, libertà di scelta.



























