Basilicata, petrolio e royaltie: “Rivedere l’intero impiego delle risorse finanziarie”. A dirlo…

La ripresa dell’attività estrattiva dell’Eni in Basilicata è evidente.

In questi anni quanto versato dalle royalties a Stato, Regioni e Comuni astrattivi ha alimentato il Fondo per lo sviluppo economico e social card, ma anche il settore della salute e della sicurezza.

Ad oggi sembra però si stia generando una inversione di tendenza.

Ecco quanto dichiarato in una nota dall’ex parlamentare ed oggi esponente di Fdi, Cosimo Latronico:

“In questi giorni è riemersa nel dibattito pubblico la questione della allocazione di parte dei fondi rivenienti dall’incremento delle royalties petrolifere dal 7 al 10% che ottenemmo nella sedicesima legislatura con l’istituzione di un fondo per la riduzione del prezzo del carburante nelle regioni produttrici di idrocarburi liquidi e gassosi.

Con l’art. 45 della legge del 23 Luglio del 2009 n.99 si ottenne, con una non facile battaglia parlamentare con il Governo dell’epoca e le compagnie petrolifere, l’incremento delle royalties a carico dei titolari della concessioni minerarie che diede luogo, di seguito, alla emissione di oltre 300 mila card carburante a favore dei patentati lucani che per alcuni anni usufruirono degli accrediti.

Un fondo che è valso rispettivamente: 38,5 milioni di euro nel 2009; 55,3 milioni nel 2010; 78,9 milioni nel 2011; 93,2,milioni nel 2012.

Un gettito come si può vedere che ha preso consistenza con la crescita delle estrazioni.

Con legge n. 164 dell’11 Novembre del 2014 il governo regionale con Pittella chiese ed ottenne da quello nazionale e dal Parlamento una modifica della destinazione del fondo con la interruzione di fatto delle erogazioni per le card carburante.

Le risorse del gettito derivato dall’incremento del 3 % delle royalties erano divenute consistenti (circa 100 milioni di euro all’anno) e vennero destinate per la gran parte al reddito di cittadinanza regionale e per una minore parte al sostegno di misure per le imprese.

In Parlamento non ci opponemmo alla modifica della norma originaria, che ci aveva visto protagonisti, a condizione che si rivedesse l’intero impiego delle risorse finanziarie rivenienti dalle concessioni minerarie per costruire un fondo regionale per lo sviluppo delle attività produttive e per le infrastrutture.

Credo ora tocchi al presidente Bardi ed alla sua giunta prendere in mano questo dossier per farne una cifra qualificante del nuovo Governo per alimentare una spesa produttiva e con effetti moltiplicativi”.

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