LE SPECIALITÀ DELLA NOSTRA TERRA NELL’ULTIMO CAPOLAVORO GASTRONOMICO

L’ultimo capolavoro dello scrittore campano Gennaro Avano, intitolato “La minestra è maritata – ritratto storico della gastronomia meridionale” è un volume all’interno del quale è riportata una ricostruzione storico-antropologica  della gastronomia del Sud Italia intesa come espressione culturale organica.

Il libro (che si fregia della prefazione di Alfonso Iaccarino chef plurititolato e tristellato Michelin) è edito dalla casa editrice EFFEPI LIBRI di Monteporzio Catone (RM).

All’interno dell’opera trova spazio anche la Basilicata dove vengono raccontate tradizionali ricette comuni a molte regioni del Meridione.

Ecco come l’editore presenta il volume:

“La gastronomia meridionale ha una lunga e ricca storia, che coprendo un periodo di oltre tremila anni arriva fino ai nostri giorni.

Una storia che l’autore ricostruisce in maniera erudita (appassionata e appassionante) portandoci in un viaggio attraverso le varie epoche e la storia di piatti, dalla pizza alla parmigiana di melenzane, dai cannoli siciliani al babà (per citarne solo qualcuno) che sono ormai divenuti patrimonio gastronomico non solo della cultura meridionale ma dell’intera umanità.

In appendice anche un piccolo ricettario che illustra il procedimento di venti “capolavori” della cucina del Meridione d’Italia”.

L’autore ha anche spiegato tutto ciò che di meridionale è contenuto nel libro:

“Nella parte prettamente storica generale viene citata la “Cena di Nasidieno” di Orazio Flacco di Venosa e le sue epistole a Mecenate sui vini piùapprezzati del suo tempo.

Relativamente al contributo arbreche, la Basilicata viene citata in relazione alla presenza di comuni di quella etnia, naturalmente assieme a Molise, Calabria e Sicilia.

Inoltre c’è un paragrafo intitolato “Turcinielli, gnummarielli, e Stigliole” in cui si dimostra la grande diffusione di questa tipologia gastronomica in tutte le regioni meridionali e si spiegano, a grandi linee, le differenze tra le varianti di Capitanata, Lucania, Campania, Calabria, Sicilia e Molise.

Nel volume viene anche descritto il Caciocavallo spiegando l’ampia diffusione di questa tipologia casearia di cui si citano le provincie ammesse al disciplinare DOP del tipo “Silano”, tra queste sono naturalmente presenti quelle di Potenza e Matera.

Si parla poi di Mostaccioli come tipologia dolciaria diffusa tra tutte le province centro-meridionali.

E vi è anche un paragrafo dedicato ai “pani rustici” rituali alla cui famiglia appartiene il lucano Varone”.

Lo scrittore Avano ha poi aggiunto:

“Questo lavoro rappresenta soltanto una piccola parte del mio progetto (che spero di pubblicare in seguito), in cui
vengono analizzati i più importanti testi di letteratura gastronomica meridionale tra i quali si dà ampio spazio allo scalco lucano Antonio Camuria del 1500.

Si analizzano poi antropologicamente le singole provincie storiche (indicate con i nomi preunitari) tra cui quella denominata “Provincia di Basilicata” e in  cui si spiegano dettagliatamente i piatti e i prodotti dei singoli paesi: Peperone di Senise, Melanzana rossa di Rotonda, Caciotta di Moliterno, pane di Matera, biscotto di Trecchina e ancora, tagliolini dell’ascensione per citarne alcuni.

Toccando anche le affinità tra i piatti esistenti e quelli vetusti presenti nella manulistica antica”.

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