Importante riconoscimento per il Comune di Potenza e per il progetto ‘Risonanze urbane – Urbanistica tattica sonora e memoryscapes per la riappropriazione del moderno a Potenza’, promosso dalla Fondazione Eni Enrico Mattei – FEEM con il Comune di Potenza partner istituzionale.
La proposta, candidata nell’ambito dell’Avviso pubblico ‘Festival Architettura 04’ della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, si è classificata al sesto posto tra 51 progetti presentati, entrando tra le sole 9 proposte ammesse a finanziamento.
Il Comune aveva aderito al progetto con apposita deliberazione di Giunta, sottoscritta dagli assessori alla Programmazione e Digitalizzazione Loredana Costanza, al Turismo Federica D’Andrea e alla Cultura Roberto Falotico, riconoscendone la piena coerenza con le strategie comunali di rigenerazione urbana, innovazione culturale e valorizzazione del patrimonio architettonico contemporaneo.
La deliberazione individua, infatti, nella cultura, una leva strategica per lo sviluppo territoriale, la coesione sociale e l’attrattività della città.
Dichiarano gli assessori:
“Il sesto posto ottenuto, in una selezione nazionale così competitiva, rappresenta un risultato di grande valore per Potenza.
Su 51 proposte, soltanto nove hanno ottenuto il finanziamento e la nostra città sarà protagonista di un progetto capace di mettere insieme architettura, cultura contemporanea, innovazione, turismo e partecipazione.
È la conferma che costruire candidature qualificate, attraverso partenariati autorevoli e una visione precisa dello sviluppo urbano, consente alla città di competere con successo a livello nazionale”.
Risonanze Urbane trasformerà Potenza per 14 giorni in un laboratorio diffuso dedicato alla riscoperta della sua architettura moderna e brutalista attraverso il paesaggio sonoro.
Il progetto prevede itinerari urbani sonori, installazioni temporanee, laboratori partecipativi e la realizzazione di una piattaforma digitale di mappatura sonora della città.
Al centro del festival vi saranno alcuni dei luoghi più rappresentativi della modernità architettonica e infrastrutturale potentina: dal Ponte Musmeci al sistema delle scale mobili, dal quartiere Cocuzzo e il ‘Serpentone’, ai sottovia, alle piazze sospese e agli spazi urbani residuali.
Luoghi quotidianamente attraversati che il progetto intende trasformare temporaneamente in spazi di ascolto, relazione, creatività e nuova consapevolezza urbana.
Sottolineano gli assessori:
“Potenza possiede un patrimonio contemporaneo straordinario che troppo spesso noi stessi fatichiamo a riconoscere come tale.
Risonanze Urbane ci offre l’opportunità di cambiare lo sguardo sulla città, trasformando infrastrutture e architetture considerate talvolta elementi problematici o semplici luoghi di passaggio in veri e propri landmark culturali.
È anche una nuova forma di promozione turistica, capace di raccontare Potenza fuori dagli stereotipi e di inserirla nei circuiti dell’architettura contemporanea nazionale e internazionale”.
Il progetto nasce infatti con una forte dimensione scientifica e internazionale, attraverso il coinvolgimento di professionalità e partner attivi nei settori dell’architettura, della ricerca universitaria, della produzione sonora e della mediazione culturale.
L’Amministrazione comunale aveva espresso il proprio sostegno proprio in considerazione della capacità dell’iniziativa di valorizzare le architetture simboliche della città moderna, riattivare spazi urbani residuali, coinvolgere giovani e comunità locali e sviluppare nuovi modelli di turismo culturale esperienziale e sostenibile.
Concludono Costanza, D’Andrea e Falotico:
“Il finanziamentopremia un lavoro di programmazione e di costruzione delle reti che consideriamo fondamentale. Non si tratta soltanto di organizzare un festival: l’obiettivo è lasciare alla città competenze, contenuti digitali, una nuova narrazione e una maggiore consapevolezza della propria identità contemporanea.
Potenza può diventare un laboratorio nazionale della rigenerazione urbana culturale e un luogo riconoscibile per chi studia, ama e racconta l’architettura del Novecento”.


























