Basilicata: nuove opportunità per i nostri Borghi con le nuove organizzazioni del lavoro e del tempo libero! Ecco i dettagli dell’incontro

I borghi rappresentano un fattore determinante di sviluppo non solo dal punto di vista turistico ma come elemento portante di un nuovo modello economico che trasforma il tema delle aree interne da problema sociale in opportunità, in un contesto futuro caratterizzato da un maggiore equilibrio tra città e campagna.

Su questo tema si è sviluppata la seconda sessione dei lavori “La Basilicata e il destino dei Borghi”, organizzata dalla Struttura Informazione, Comunicazione ed eventi del Consiglio regionale della Basilicata nell’ambito della riunione annuale della Commissione regionale dei Lucani nel mondo.

“Negli ultimi due anni, a causa della pandemia, alcuni modelli di organizzazione del lavoro e del tempo libero sono stati stravolti e lo smart working e il south working sono un esempio.

Il remoto e di conseguenza i borghi lucani sono stati riscoperti per un evento nefasto, la pandemia.

Come alcune volte succede, occorre far leva su alcune negatività che si trasformano in opportunità e devono basarsi sulla riscoperta di nuovi equilibri”.

Così ha introdotto i lavori della seconda sessione “La Basilicata e il destino dei Borghi”, il vicepresidente della Crlm, Gianni Leggieri.

Ha proseguito Leggieri:

“Serve dotare i nostri borghi di collegamenti fisici degni di questo nome, oltre alle infrastrutture fisiche vanno aggiunte quelle digitali.

I collegamenti internet sono indispensabili per lavorare e per migliorare l’esistenza delle nostre imprese.

Pochi giorni fa, durante la sua visita ufficiale a Ripacandida, borgo del Vulture, il Principe Alberto II di Monaco è rimasto incantato dai panorami e paesaggi lucani.

Una iniezione di fiducia notevole tanto per il borgo vulturino quanto per la Basilicata intera, che può davvero rappresentare una realtà fisica in grado di ospitare nuovi modelli di lavoro e di vita.

Ma dobbiamo lavorare tutti insieme per creare un nuovo modello di sviluppo collettivo e di benessere diffuso che non venga schiacciato dagli eventi e non li subisca.

Anzi, li affronti con gli strumenti più appropriati”.

Ha detto Annalisa Percoco, dottore di ricerca in Geografia dello Sviluppo della Fondazione Eni Enrico Mattei:

“La forma paese è, sicuramente, anche in Basilicata la dimensione ideale per abitare il mondo e per scommettere su qualità e green economy, su circolarità dei saperi, su coesione della comunità e su forza dei territori, vedendo nella necessaria risposta al cambiamento climatico anche un’opportunità.

Certo, questa forma ci pone questioni di diritti di cittadinanza, in primis per la qualità della vita dei lucani che vi risiedono e, poi, per i visitatori.

E questo vale, in termini di fattori abilitanti, anche per le diverse formule che si sono ampiamente diffuse con la pandemia: remote working, southworking, nomadismo digitale.

Serve uno sforzo per mettere realmente le persone nelle condizioni di poterlo praticare anche da qui”.

Ha evidenziato Antonio Nicoletti, direttore generale di Apt Basilicata:

“I piccoli borghi sono la spina dorsale del territorio e della comunità regionale.

Su 131 comuni oltre l’80 percento ha una popolazione residente sotto i 5 mila abitanti.

Il destino di questi centri, alla luce di un costante spopolamento, sembra già segnato.

Crediamo tuttavia che nuove opportunità possano nascere, anche apprendendo la lezione di alcuni paesi della nostra Basilicata che con successo stanno cercando di invertire questa tendenza.

Serve dare gambe a idee e progetti concreti, serve soprattutto fiducia e consapevolezza sulle possibilità espresse dal nostro patrimonio storico-artistico e ambientale.

Uno di questi progetti è la Borsa internazionale del turismo delle origini, la cui prima edizione si terrà nel prossimo mese di novembre, finalizzata a promuovere la Basilicata e a creare le condizioni per moltiplicare le opportunità legate al rapporto sempre vivo tra i lucani nel mondo e la nostra terra.

Apt sta portando nel mondo progetti concreti di promozione dei valori e delle qualità dei nostri borghi.

Le comunità dei lucani nel mondo sono il nostro primo e più importante riferimento, avamposti dei nostri valori e messaggeri delle nostre qualità”.

Giancarlo Laurini, presidente della Federazione delle Associazioni e Circoli lucani della Campania, ha espresso compiacimento per come sono state organizzate le due sessioni di lavoro:

“I temi emersi durante la mattinata (nostalgismo, importanza dei giovani, programmazione sostenibile) non sono antitetici ma sono fortemente collegati tra loro.

Dobbiamo spingere i giovani e far vivere loro la lucanità ed attirare in Basilicata anche quelli che non hanno origini lucane.

In questo modo si potranno rivitalizzare i nostri borghi che sono di straordinaria importanza per la nostra regione, superando l’immagine stereotipata del vecchietto seduto dinanzi l’uscio di casa e proponendo, così, una nuova immagine di borgo attivo”.

“Contribuire alla soluzione dei problemi conseguenti allo spopolamento dei nostri territori attraverso una rigenerazione dei borghi e delle loro comunità”.

E’ questa la finalità da perseguire secondo Luigi Scaglione, presidente del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo a parere del quale “bisogna stimolare e intercettare il flusso turistico nazionale e internazionale con particolare riferimento a quello di ritorno e delle radici, ponendo particolare attenzione a tutti i lucani trasferiti all’estero, con l’obiettivo di farli sentire, concretamente, parte attiva del processo rigenerativo”.

Scaglione ha poi fatto riferimento all’anno del turismo delle radici 2024, definendolo occasione da non perdere e per la quale bisognerà farsi trovare pronti.

“Le Associazioni sono un capitale di affetto, conoscenza e competenze che può servire ai borghi”.

Così Filippo Martino, presidente dell’Associazione dei Lucani a Roma che ha posto l’accento sull’importanza della circolazione delle idee e delle informazioni tra operatori istituzionali.

Le Associazioni, a parere di Martino, possono offrire contributi operativi nella divulgazione delle eccellenze, nell’attuazione di iniziative promozionali e nel counseling da parte di associati con particolari esperienze.

Una sinergia utile per un’azione efficace di marketing territoriale.

Necessario per Martino rafforzare il raccordo con le entità territoriali e istituzionali come l’Anci, Apt, Alsia, Lucana Film Commission, e istituzionalizzare il ruolo di interlocutori svolto dalle Associazioni dei lucani nel mondo.

“Si possono trasferire le competenze e le conoscenze acquisite altrove e fornire il punto di vista dall’esterno per progettare nuove misure di sviluppo”.

Nicola Massimo Morea, Sindaco di Irsina, delegato Anci, è intervenuto in rappresentanza dei 131 Comuni lucani “patrimonio straordinario e infinito della nostra terra”, soffermandosi sul triste fenomeno dello spopolamento che interessa i nostri paesi.

“Purtroppo è un fenomeno che non si arresta.

Un comune di 500 abitanti che non offre nessun servizio porta coppie giovani a recarsi altrove.

Le ricette per arginare questo triste fenomeno sono allo studio da anni, quello che posso dire è che servono servizi, infrastrutture e progetti innovativi”.

Morea ha citato con visibile orgoglio il fenomeno che da anni sta interessando il suo comune: una continua e diversificata forma di turismo internazionale legata all’acquisto di immobili nel centro storico.

Nel corso degli anni hanno acquistato case tantissime famiglie straniere.

Hanno recuperato ruderi, ristrutturandoli con tecniche rispettose dell’ambiente e delle tecniche costruttive del luogo.

E’ un modello che possiamo definire ‘sistema paese’, funziona, si autoalimenta e si può replicare nelle altre comunità”.

Rivolgendosi ai lucani nel mondo ha affermato:

“A voi il prezioso compito di valorizzare la nostra terra.

Siete ambasciatori della lucanità nel mondo, lo siete da tempo, siatelo sempre di più.

Siate il ponte che lega la Basilicata al mondo”.

Donato Vena, presidente dell’Associazione “La Tarantella” Circolo lucano di Reggio Emilia ha ricordato gli impatti della pandemia da Covid 19:

“Usciamo da una pagina triste che ha interessato l’intero mondo e quindi anche quello nostro dell’associazionismo.

Momento non semplice che ha condizionato le nostre esistenze, facendoci vivere in un tempo sospeso, mettendo in discussione modelli relazionali.

Ma io sono normalmente portato a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Oggi finalmente siamo qui in presenza, in questo meraviglioso paese, in questa straordinaria cornice che è il Castello Sanseverino.

Aleggia in questo consesso un clima positivo, stanno emergendo tante proposte interessanti e costruttive”.

Vena ha poi parlato di turismo quale leva stragegica, “un valore aggiunto importante all’economia di una città, di una regione, di tutto un Paese”.

La proposta di Vena è di creare un’Associazione anche solo virtuale per raggruppare tutti i lucani che si trovano in zone dove non ci sono sodalizi e fare così rete.

Francesco Donadio, presidente dell’Associazione Lucana in Umbria ha raccontato alla plaeta alcune storie di successo, quella di Francesco Vena, avvocato e Ceo di Amaro Lucano che rappresenta la quarta generazione di conduzione familiare di un marchio che ha 126 anni.

“Francesco ha studiato fuori, acquisendo importanti competenze e raggiungendo un notevole arricchimento professionale ma poi ha deciso di rientrare in Italia e nella sua Basilicata per mettere a disposizione il suo sapere.

La seconda storia riguarda un giovane ragazzo potentino arrivato a Perugia per arricchire il suo ventaglio di conoscenze.

“Ho girato diverse città italiane – mi ha detto – mi mancava Perugia.

Mi fermo un po’ qui, amplio il mio bagaglio di conoscenze e poi rientro a Potenza per portare un valore aggiunto”.

Simile la storia di un ragazzo di Francavilla Sul Sinni, che ha lavorato in Svizzera nell’ambito ristorativo e, poi, è riuscito ad aprire dei suoi ristoranti, di cui uno nel suo paese nativo.

“Come Associazioni – ha detto Donadio – abbiamo il dovere di accogliere giovani e meno giovani, aiutarli nei loro processi di crescita, ma poi dobbiamo invogliarli a rientrare in Basilicata.

E’ qui che devono costruire, tenendo presente tre direttive: tener conto dell’esperienza che viene portata dall’emigrazione ‘costruttiva’, potenziare le infrastrutture, soprattuto quelle telematiche, dare un supporto a chi ritorna, verificandone poi i risultati”.

Teresa Summa, presidente della Federazione delle Associazioni lucane in Emilia Romagna ha parlato del ruolo dei lucani che vivono fuori: testimoniare per la Basilicata.

“Credo che la Basilicata soffra ancora di un antico stereotipo legata alla mancata conoscenza geografica della nostra realtà.

Adesso con Matera, e tutto ciò che questa città ha saputo portare in termini di conoscenza e valorizzazione del territorio, vi è una maggiore consapevolezza e cononscenza delle bellezze lucane.

Credo che il modo migliore per farci conoscere sia quello di mettere in atto delle sinergie tra le Associazioni dei lucani, le istituzioni e le Associazioni locali dei luoghi di accoglienza.

Noi siamo pronti a lavorare e lo facciamo con grande disponibilità e affetto”.

Rocco Sabia della Federazione circoli e associazioni lucani in Piemonte si è soffermato sulla mission assicuarata dall’Apt in Italia e nel mondo e anche in Piemonte.

“Una performance organizzata tempo fa in terra piemontese ha portato tanta gente, è passato da qui davvero il mondo.

Occasione che si è tradotta in occasione di sviluppo per la nostra regione.

Quando siamo arrivati in Piemonte la domenica ci si ritrovava nei bar e chiedevamo se ci fosse l’amaro lucano.

Oggi non vi è un solo bar in Piemonte che non abbia il nostro amato liquore, segno di una maggiore conoscenza dei nostri territori e delle nostre ricchezze”.

Anna Picardi, presidente della Federazione lucani in Germania ha parlato del suo lavoro di insegnante, lavoro che ha messo a disposizione della regione organizzando pacchetti turistici per far conoscere la Basilicata.

“Nel corso degli anni mi sono scontrata con problemi di natura logistica e difficoltà dovute alla mancanza di adeguate infrastrutture.

Un progetto che vorrei tornare a mettere a disposizione dei giovani che potrebbe coniugare la lingua con la storia, l’archeologia e il paesaggio, ma per farlo occorre avere il supporto delle istituzioni regionali”.

Antonio Friggione, presidente della Federazione dei lucani in Belgio si è dichiarato soddisfatto per quanto emerso durante la sessione lavorativa.

“Sono arrivato con tante domande alle quali sono giunte le giuste risposte dai relatori che mi hanno preceduto, in particolare quelle fornite dal Sindaco di Irsina e dal direttore “Scenario Sud”, Cetti Lauteta.

Segno che qualcosa sta combiando, si parla per la prima volta anche di non lucani.

Noi all’estero viviamo da lucani ma anche da non lucani.

Tanti i progetti che si potrebbero realizzare e tra questi la creazione di una piattaforma di artisti lucani.

Indispensabile investire sulle infrastrutture non solo per i lucani all’estero ma anche per fornire l’adeguato supporto alle imprese del territorio.a
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