I prezzi di benzina e diesel “rimarranno alti e volatili ancora per un po‘.
Stiamo vivendo la più grande crisi energetica della storia.
Le interruzioni nella produzione e nell’approvvigionamento di petrolio, gas naturale e prodotti come i carburanti sono maggiori di quelle registrate in tutte e tre le precedenti crisi energetiche messe insieme”.
A dirlo, intervistato dalla rivista tedesca Der Spiegel, è Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), l’organizzazione intergovernativa pubblica che si occupa di coordinare le politiche energetiche di oltre 30 Paesi (tra cui l’Italia).
“Il destino dell’economia mondiale è attualmente appeso allo Stretto di Hormuz”, spiega Birol, “una via d’acqua che in alcuni punti è larga appena 30 chilometri”.
E fin qui nulla di nuovo. Il direttore dell’Iea, precisa today, non è ottimista.
Anche se la tregua dovesse reggere “ci vorrà molto tempo prima che l’industria petrolifera e del gas raggiunga nuovamente i livelli di produzione prebellici“.
Se invece “il cessate il fuoco fallisce e l’Iran blocca lo Stretto di Hormuz, la crisi energetica tornerà immediatamente a livelli critici”.
Birol sottolinea che “nazioni come il Bangladesh e il Pakistan hanno iniziato a razionare il gas naturale per le industrie ad alta intensità energetica”, ma anche l’Europa potrebbe presto trovarsi a corto di carburante.
“Se la produzione globale di gasolio e cherosene non si riprenderà presto – osserva -, la situazione potrebbe diventare critica per alcuni paesi europei a maggio”.
Insomma, il quadro è fosco.
Il direttore dell’Iea evidenzia che il taglio alle accise sui carburanti “dovrebbe essere al massimo una prima misura di emergenza a breve termine” perché “ne beneficiano anche i redditi più alti e la quantità di chilometri percorsi in auto non diminuisce di molto”.
Un’alternativa più sostenibile nel lungo periodo è invece quella di “fornire un sostegno finanziario mirato alle persone a basso reddito, ad esempio tramite un pagamento forfettario indipendente dal consumo energetico”.
Ma Birol indica anche una terza via.
“So che è una questione delicata, ma la Germania dovrebbe prendere in considerazione l’introduzione di un limite di velocità sulle autostrade.
Le nostre analisi dell’Iea dimostrano che anche una riduzione di soli 10 chilometri orari sulle autostrade può diminuire il consumo nazionale di petrolio fino al 6%.
Secondo l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, un limite di velocità di 120 km/h sulle autostrade e di 80 km/h sulle strade extraurbane consentirebbe di risparmiare circa 3,2 miliardi di litri di benzina e gasolio all’anno in Germania”.
Il direttore dell’Iea si rivolge ai tedeschi (d’altra parte parla al Der Spiegel), ma è evidente che la sua è una proposta applicabile in tutto il vecchio continente.
Anche in Italia che peraltro ha dei limiti di velocità autostradali piuttosto generosi se paragonati a quelli di altri Paesi.
In Spagna, Portogallo e Svizzera, per fare un esempio, la multa per eccesso di velocità scatta a 120 km/h, nel Regno Unito a 112 km/h e nei Paesi Bassi già a 100 km/h (con l’eccezione di alcune tratte).
Insomma, una strada alternativa andrà pur trovata.
Anche perché il tempo stringe. E non è detto che la tregua regga. Secondo Aci Europe, l’associazione degli hub europei, gli aeroporti del vecchio continente rischiano una carenza “sistemica” di carburante per gli aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane.
L’avvertimento viene messo nero su bianco in una lettera visionata dal Financial Times. L’associazione spiega che le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo e “l’impatto delle attività militari sulla domanda” di petrolio sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture.
“Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane – si legge nella missiva -, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue”.




























