Gas, stop dei flussi dalla Russia verso l’Italia: non era mai successo! Ecco la situazione

La Russia ha chiuso i rubinetti del gas all’Italia.

Come fa sapere SkyTg24 net dettaglio:

“Non era ancora successo che in Italia non arrivasse neanche un modesto rifornimento di gas russo.

Fino a ieri.

Il 1° ottobre i flussi di gas in arrivo da Mosca sono arrivati a quota zero, come annunciato dalla stessa Eni. Il colosso statale russo dell’energia Gazprom ha comunicato che le forniture non sono state consegnate perché “non è possibile fornire gas attraverso l’Austria”.

Così, dal Tag (Trans Austria Gas Pipeline) – il gasdotto che passa dal Tarvisio – per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina non è arrivato nulla.

La causa dello stop al flusso di gas, ha spiegato Gazprom, starebbe nel rifiuto dell’operatore austriaco di confermare le nomine di trasporto. Sia Eni che l’azienda statale russa hanno fatto sapere di essere al lavoro per riprendere i rifornimenti verso l’Italia, mentre Vienna ha negato di avere una qualche responsabilità nella questione.

Anche Roma inizia così a fare i conti con la possibilità che da Mosca arrivi un blocco alle esportazioni di gas. Il sospetto è che si tratti di una mossa vendicativa messa in campo dal Cremlino contro le iniziative europee per nuove sanzioni, all’indomani dell’annessione da parte della Russia delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia.

La sospensione delle forniture non cambia la situazione in modo significativo, almeno a breve termine: l’offerta di gas russo rispetto a quella complessiva a disposizione dell’Italia era ormai già inferiore al 10%.

L’ipotesi che i flussi non riprendano a breve spinge però Eni a velocizzare i processi di potenziamento e diversificazione delle forniture di gas verso l’Italia, operazione che dovrebbe permettere di sostituire progressivamente gli oltre 20 miliardi di metri cubi all’anno di volumi di gas importati da Mosca fino al 2021.

Per quanto riguarda il gas che arriva via gasdotto, forniture addizionali stanno già arrivando dall’Algeria, da dove l’Italia sta ricevendo picchi giornalieri di volumi per oltre 80 milioni di metri cubi.

Dal Paese del Nord Africa arriveranno progressivamente sei miliardi di metri cubi addizionali da qui al 2023.

Le cifre raggiungeranno i nove miliardi tra il 2023 e il 2024, raddoppiando l’import di Eni dall’Algeria da nove a 18 miliardi di metri cubi all’anno a regime nel 2024.

Questo inverno l’Italia potrà poi contare su circa quattro miliardi di metri cubi addizionali dal Nord Europa e sulle prime forniture addizionali di gas naturale liquefatto, in particolare dall’Egitto.

Dalla prossima primavera, inoltre, inizieranno ad arrivare ulteriori carichi di gnl, non solo da Egitto, ma anche da Qatar, Congo, Angola e Nigeria, per quattro miliardi di metri cubi nel 2023 e sette miliardi nel 2024.

In pratica, circa 10 miliardi di metri cubi addizionali di gas dovrebbero risultare disponibili già a partire da questo inverno, per una cifra che supera il 50% del gas russo nel portafoglio Eni. Si dovrebbero poi superare i 17 miliardi di metri cubi addizionali tra il 2023 e 2024 (circa 80%), per raggiungere i 22 miliardi nell’inverno 2024-2025 (surplus rispetto al gas russo), con il peso del gnl che progressivamente continuerà ad aumentare.

Arrivano intanto notizie positive per quanto riguarda le fuoriuscite di gas dai gasdotti Nord Stream, che collegano la Russia all’Europa passando per il Mar Baltico. Il portavoce della società di gestione del gasdotto Nord Stream 2 ha infatti riferito che è finita la fuga di gas dalla condotta, iniziata dopo le esplosioni sospette dei giorni scorsi.

“La pressione dell’acqua ha più o meno chiuso il gasdotto in modo che il gas presente al suo interno non fuoriesca”, ha dichiarato il portavoce del gestore di Nord Stream 2, Ulrich Lissek. “La conclusione – ha aggiunto – è che c’è ancora gas nel gasdotto”.

Secondo quanto dichiarato da un team di esperti al Guardian, le falle – quattro in tutto – sarebbero state provocate da bombe forse piazzate dai robot di manutenzione che operano all’interno delle strutture.

Se questa teoria si rivelasse corretta, “la natura sofisticata dell’attacco e la potenza dell’esplosione aggiungerebbero peso ai sospetti che gli attacchi siano stati effettuati da un potere statale, con il dito puntato contro la Russia”, si legge sul Guardian. Fonti di intelligence citate dalla rivista tedesca Spiegel ritengono che i gasdotti siano stati colpiti da esplosioni con 500 chili di tritolo.

Si lavora quindi per riattivare i flussi in arrivo attraverso i due gasdotti. Negli scorsi giorni la preoccupazione era salita anche riguardo ai risvolti ambientali delle esplosioni. Rassicuranti le dichiarazioni di Paolo Cristofanelli, ricercatore Dell’Isac-Cnr per il progetto Rete Icos, che ha spiegato come sul Nord Italia non sia stata rilevata al momento alcuna variazione nell’atmosfera legata alla nube di metano creata dalle esplosioni”.

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