Basilicata, Vino: dazi e condizioni di mercato sfavorevoli penalizzano le aziende. La richiesta

E’ numerosa la rappresentanza di produttori e soci della Coldiretti di Basilicata al Vinitaly 2026, dove la principale organizzazione agricola d’Italia e d’Europa porta un messaggio chiaro di rappresentanza sindacale insieme ad un ricco programma di eventi, approfondimenti e degustazioni.

Fa sapere la Coldiretti della Basilicata:

“E’ necessario liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle etichette allarmistiche e recuperare importanti risorse, quantificate in 1,6 miliardi di euro, alle aziende vitivinicole italiane, per continuare a investire sulla qualità, sull’innovazione, sull’enoturismo e sulla promozione nei mercati internazionali”.

Il settore rappresenta uno dei pilastri dell’economia agroalimentare nazionale, con un fatturato di circa 14 miliardi di euro, 241.000 imprese viticole attive su 681.000 ettari e una forte vocazione alla qualità, con il 78% della superficie dedicata alle Indicazioni Geografiche.

Un primato che si accompagna a una biodiversità unica al mondo, con centinaia di varietà autoctone.

Aggiunge l’organizzazione agricola lucana:

“Dal Vinitaly parte un messaggio positivo e responsabile: possiamo semplificare concretamente.

Per questo oggi più che mai serve fare sindacato per una filiera centrale del Made in Italy.

E siamo qui per ribadire come il vino sia parte di quella Dieta mediterranea sinonimo di salute, contro cibi ultraprocessati e bevande energetiche che stanno mettendo a rischio la salute dei nostri giovani.

E’ necessario accendere la luce su questo problema che medici e scienziati stanno sollevando in tutto il mondo”.

Oggi il settore sta affrontando una fase di forte pressione, ma emergono anche segnali di recupero e, soprattutto, un potenziale enorme su cui costruire la ripartenza.

La strada è chiara: innovazione, qualità e capacità di creare valore.

Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti – che rappresentano circa il 23% dell’export vinicolo italiano – hanno penalizzato le nostre aziende con dazi e condizioni di mercato sfavorevoli.

Il 2025 si è chiuso con un calo del 9% in valore, mentre il 2026 si è aperto con flessioni del 35% a gennaio e del 21% a febbraio, con segnali di parziale recupero a marzo.