L’11 aprile, nel giorno in cui Emilio Colombo avrebbe compiuto 106 anni, Pignola non si è limitata a commemorare: ha scelto di ricordare nel modo più serio possibile, tornando sui luoghi e sui simboli di una storia che ha inciso davvero.
A Palazzo Gaeta, in occasione della mostra promossa dall’amministrazione comunale e dal Centro Studi Internazionale, si è ritrovata una comunità politica che non vuole ridursi a nostalgia.
Presenti con Peppino Molinari il sindaco Antonio De Luca, Vito Santarsiero, l’assessore Carmela Faraldo e una delegazione di attivisti della DC di Pignola, Saverio Scavone, Ignazio Petrone, Domenico Vignola, Antonello Molinari, Angela Guma, Mario Sabia e Vito Marsico.
Commenta l’evento Giuseppe Mario Molinari:
“Ricordare Colombo non è un esercizio rituale.
È il riconoscimento di una traiettoria politica che parte dalla Basilicata e arriva al vertice dello Stato, fino alla Presidenza del Consiglio.
Uno statista vero, capace di tenere insieme territorio e visione nazionale, radici e responsabilità.
Ma ridurre Colombo alla dimensione interna sarebbe un errore quasi provinciale.
La sua statura si misura soprattutto nella politica estera, dove ha incarnato un’idea chiara: l’Italia non doveva inseguire, ma stare dentro i processi che contano.
Da ministro degli Esteri, Colombo è stato uno degli architetti più coerenti del posizionamento europeo del Paese, contribuendo a rafforzare il ruolo italiano dentro la Comunità Economica Europea e accompagnando il percorso che porterà all’attuale Unione Europea.
Non era europeismo retorico.
Era consapevolezza strategica: per un Paese come l’Italia, e ancor più per una regione come la Basilicata, l’Europa non è un orizzonte ideale ma una condizione di possibilità.
Colombo lo aveva capito prima di molti, quando parlare di integrazione significava esporsi, non raccogliere consenso facile.
E insieme a lui, riaffiora il senso storico della Democrazia Cristiana: un partito che ha costruito l’ossatura della Repubblica e contribuito a rendere grande il Paese.
Oggi, mentre la politica spesso si consuma nel breve periodo, quel tipo di eredità pesa.
E obbliga”.




























