Basilicata, sanità: 4 ospedali, 12 case e oltre 250 infermieri di comunità! Ecco cosa prevede la riforma in cantiere

Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa della Fp Cgil Potenza con il quale esprime le sue richieste dopo aver appreso che l’Agenas, ovvero l’Agenzia nazionale per i sistemi sanitari regionali, ha predisposto una bozza del Documento tecnico sul Piano sanitario della Basilicata in cui sono tracciate le linee progettuali del sistema sanitario regionale.

Si apprende dal comunicato:

“Questa riforma prevederebbe la creazione di:

  • 4 ospedali di comunità per persone che ‘non hanno necessità di essere ricoverate in reparti specialistici ma necessitano di un‘assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio‘, con 171 operatori, di cui 99 infermieri, 66 oss, 6 medici;
  • 12 ‘Case di comunità’ ossia presidi sul territorio, che si dovranno occupare della prima assistenza al paziente;
  • 6 Centrali operative territoriali;
  • 273 infermieri di famiglia e di comunità.

Cambierebbe nuovamente anche l’assetto organizzativo delle aziende sanitarie lucane, con gli ospedali periferici di Lagonegro, Melfi e Villa d’Agri che tornerebbero sotto la gestione dell’Azienda sanitaria di Potenza e il Deu 118 che passerebbe sotto l’egida dell’Azienda ospedaliera San Carlo.

Dovrebbe essere creato anche un Coordinamento regionale multidisciplinare che definirebbe le modalità organizzative e monitorerebbe l’andamento.

Una riforma che rappresenterebbe un passo indietro rispetto alla Legge 2/2017, che come Cgil avversammo sin da subito, ritenendola solamente un escamotage giuridico nel malcelato tentativo di aggirare vincoli contabili, e che in parte pare accogliere alcune delle nostre proposte sulla medicina territoriale e sull’abbandono di una sanità prettamente ospedalocentrica.

Il documento tecnico dell’Agenas pare affronti anche la delicata questione della rete oncologica, con il ruolo dell’Irccs Crob, come struttura di coordinamento apicale, e quello delle aziende sanitarie e dell’azienda ospedaliera, nonché la gestione degli screening oncologici.

Chiediamo dunque che la Regione apra con estrema urgenza un tavolo con le parti sociali, al fine di discutere della proposta di riforma che sappiamo essere, in queste ore, al vaglio della maggioranza.

E‘ necessario affrontare insieme i nodi:

  • dell’emigrazione sanitaria,
  • delle liste di attesa,
  • della sanità territoriale e domiciliare,
  • dell’innovazione tecnologica,
  • della riqualificazione e del potenziamento del personale,
  • oltre che di una reale politica di garanzia di accesso ai servizi sanitari essenziali a favore di tutta la popolazione, ridando priorità a prevenzione, riabilitazione e, appunto, medicina territoriale.

È indispensabile discutere con i sindacati dei nuovi assetti previsti e del nuovo stravolgimento che dovranno trovarsi ad affrontare gli operatori sanitari, grazie ai quali il nostro sistema sanitario regionale ha retto la devastante onda d’urto del Covid”.

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