“Anche la Corte dei Conti Ue con i rilievi sull’attuale architettura della Pac ha confermato le perplessità manifestate sulle criticità della proposta della Commissione Ue, che rischia di snaturare la Politica agricola comune, complicare le regole per l’accesso ai fondi delle imprese, andare in direzione opposta alle esigenze di semplificazione e far venire meno quell’eccezionalismo agricolo che ha garantito la crescita della produzione agroalimentare europea”.
E’ quanto fa sapere la Coldiretti della Basilicata. ” Grazie alle mobilitazioni che hanno visto in piazza migliaia di agricoltori, tra cui moltissimi lucani, sono stati recuperati 10 miliardi di fondi della Politica agricola comune, cancellando di fatto i tagli proposti dalla Von der Leyen – evidenzia la Coldiretti di Basilicata – ora la battaglia è quella di garantire che i finanziamenti vadano solo ai veri agricoltori con regole chiare e certe e senza burocrazia che uccide la libertà delle imprese”.
È necessario che l’Unione europea approvi atti legislativi vincolanti, chiari e privi di margini di discrezionalità, in grado di garantire senza ambiguità che le risorse aggiuntive siano effettivamente destinate alla difesa del reddito degli agricoltori e non disperse in altri capitoli di spesa.
“Rilevante anche la modifica che riguarda le aree rurali, grazie alla quale sarà possibile utilizzare per gli agricoltori il 10% del Fondo unico, pari a circa 48 miliardi di euro. Si tratta di un punto che Coldiretti – evidenzia l’organizzazione agricola lucana- ha posto fin dall’inizio all’attenzione del Governo italiano e che ha sostenuto in tutti i dibattiti a livello europeo, indicandolo come elemento centrale del negoziato.
Le risorse potranno così essere impiegate in modo concreto per affrontare le criticità delle aree interne, collinari e montane, sostenendo i contadini che vivono e lavorano stabilmente in territori fragili e spesso penalizzati”.
Per Coldiretti Basilicata è bene ricordare, infine, che “la Pac non è fatta soltanto di risorse economiche, ma anche di regole. Per questo va contrastato ogni tentativo di rinazionalizzazione della politica agricola comune e va impedito che vengano introdotti nuovi ostacoli tecnici e burocratici che limitino il pieno utilizzo dei fondi assegnati alle imprese agricole.
Da qui la diffidenza dichiarata nei confronti dell’alta tecnocrazia di Bruxelles e la volontà di mantenere alta l’attenzione”.




























