Potenza, nostalgia per il Palazzetto Coni di Parco Montereale: una serata per ricordarlo con aneddoti, episodi sportivi e umani. I dettagli

A Potenza una serata in ricordo del Palazzetto Coni di Parco Montereale. 

Può sembrare in tutto e per tutto una classica “operazione nostalgia”.

Ed in effetti è proprio così.

Per una volta, niente verbi al futuro, niente programmi, niente sguardi a quel che verrà, ma a ciò che è stato.

Per una volta, si guarda al passato.

E di solito quando succede, affiorano ricordi e, per l’appunto, nostalgie.

Nel corso della serata, condotta dal giornalista dell’Ansa Francesco Loscalzo, con le musiche dal vivo di Dario Lorusso, sarà presentato il libro “Il Palazzetto Coni – Le storie di chi c’è passato”, nato da un’idea di Dino De Angelis e Gianfranco Pace.

Patrocinio del Comitato regionale della Basilicata del Coni.

La raccolta e la sistemazione dei testi è stata curata dallo stesso De Angelis.

La prefazione è del giornalista Rai Maurizio Fanelli.

Grafica e impaginazione dello Studio “Linearte” di Rosario Cammarota.

L’entusiasmo spontaneo con cui è stata accolta la proposta di offrire un ricordo sul palazzetto – un aneddoto, un episodio sportivo o umano – rappresenta l’indice più eloquente di quanto quella struttura fosse qualcosa di più di un impianto in cui praticare sport.

Alla fine del lavoro di raccolta e sistemazione dei testi, le “Storie di chi c’era” del Palazzetto CONI, sono pronte per essere consegnate all’immortalità.

Più di ogni altra spinta legata ai ricordi di tanti, a far salire il termometro dell’emotività è stato quell’ultimo sguardo: le ruspe che hanno abbattuto, per sempre, un impianto che ha per decenni accolto generosamente migliaia di cittadini.

E al di sopra di qualunque riflessione, di qualunque ricordo, campeggia implicitamente un monito, un suggerimento ed uno stimolo per le amministrazioni presenti e future: anche un “semplice” contenitore di attività sportive può rappresentare un punto fermo e certo di tutta una serie di attività umane.

E Dio solo sa, in una città di provincia come questa, quanta importanza possa avere avuto una struttura del genere.

Lo testimoniano i tanti che hanno offerto la spontaneamente i loro racconti fatti di anima e di emozioni verso un luogo, ma soprattutto verso un periodo irripetibile della storia di una città.

Ecco perché la serata dedicata al Palazzetto CONI è più di una semplice operazione nostalgia: una raccolta di testimonianze che hanno voluto dare il proprio contributo alla comprensione di un fenomeno.

Non si tratta di sociologi, né di filosofi, né di politici, ma di gente comune la cui vita si è intrecciata a filo doppio con quel palazzetto e con la gente che vi transitava per una sera o per una vita.

Gente che ha avvertito il senso dell’appartenenza ritrovando sé stessa assieme a nuove conoscenze, nuove consapevolezze, nuove speranze che non possono essere portate via da una ruspa né da cambiamenti che appaiono sovente incuranti della umanità e del rispetto che animavano una comunità.