Reddito di cittadinanza sospeso per molte famiglie: tra revoche e decadenze, ecco che cosa è successo

Ieri, Lunedì 28 Ottobre 2019, giorno di pagamento per il reddito di cittadinanza, tra le polemiche, una famiglia su dieci ha visto sospendersi il sussidio a causa della mancata integrazione dei nuovi moduli.

Lo Stato ad oggi risparmia 2 miliardi di euro: con i nuovi requisiti, infatti, l’agevolazione costerà meno di un terzo dei 5,6 miliardi stanziati nel 2019.

Si stima che i numeri aumenteranno nel 2020 anche grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza e alle prime sanzioni previste per chi rifiuta il percorso di reinserimento al lavoro.

39 mila tra revoche e decadenze, questi i primi risultati: una cifra destinata ad aumentare.

Come già segnalato dall’INPS nelle scorse settimane non tutti riceveranno in questo mese, la somma prevista, sulla card RdC che dunque non sarà ricaricata.

Situazione che perdurerà sino a che tutti non avranno compilato la nuova documentazione.

L’Istituto, avverte: la mancata integrazione della domanda, dopo i primi 6 mesi stabiliti per legge, impedisce sia l’erogazione e sia il recupero degli arretrati anche laddove, in seguito alla sospensione, si provvedesse alla compilazione.

ECCO CHI NON RICEVE IL SUSSIDIO DI OTTOBRE

L’Inps, negli scorsi giorni, ha inviato un sms a 520mila famiglie beneficiarie del reddito o della pensione di cittadinanza, ma “solo” l’80% della platea ha risposto positivamente completando la domanda di richiesta, mentre sono circa 1000mila famiglie che non si sono attivate.

I dati Inps, riportano che, tra queste, la metà sarebbero extracomunitarie (circa 53mila).

I 6 mesi di tempo per ottemperare alle integrazioni era stato pensato per evitare raggiri dei soliti “furbetti” ma ora, a scadenza giunta, molti si sono trovati impreparati.