Secondo un’analisi di Confesercenti, il commercio fisico italiano sta attraversando un profondo cambiamento.
I piccoli esercizi, soprattutto quelli sotto i 50 metri quadrati, scompaiono a ritmo sostenuto: oltre 72mila in meno, a cui si aggiungono altri 42.700 negozi tra 51 e 150 mq.
Crescono invece i formati medi, tra 151 e 250 mq, mentre le maxi-superfici sopra i 5.000 mq sembrano in fase di assestamento, con poche nuove aperture e spazi medi più contenuti.
Se in regioni come Emilia-Romagna, Abruzzo, Lazio e Campania si registra un aumento della superficie nonostante il calo numerico dei negozi, al Sud la situazione è diversa.
In Puglia e Basilicata si perde su entrambi i fronti: meno punti vendita e meno superficie commerciale complessiva.
In Puglia la riduzione è del 2,2%, in Basilicata dell’1,3%.
In particolare la riduzione del numero di punti vendita in Basilicata tra il 2011 e il 2025 è stata del 15,7 per cento.
Parallelamente è diminuita anche la superficie commerciale.
Segnali che indicano una contrazione dei servizi disponibili nei territori, in particolare nei comuni più piccoli, dove ormai oltre 1.100 centri sono privi perfino di un negozio alimentare specializzato.
Ha dichiarato Nico Gronchi, presidente di Confesercenti:
“La riorganizzazione del commercio ha un prezzo: spariscono le botteghe, soprattutto quelle indipendenti, che offrivano prodotti di nicchia e un servizio di prossimità”.
“Serve una politica di rigenerazione urbana che fermi la desertificazione e accompagni l’innovazione per chi può investire.
Bisogna riportare vita nei quartieri e sostenere le imprese nei percorsi di crescita”.




























