Una pandemia e due guerre “vicine” non hanno fermato il made in Italy ad alto potenziale, che tra il 2018 e il 2024 ha fatto registrare un tasso di crescita a doppia cifra non solo nel fatturato, ma anche nell’occupazione.
Almeno prima dell’arrivo del ciclone Trump.
A certificarlo, come riporta la repubblica, è uno studio della società di consulenza Deloitte che ha analizzato oltre 45mila aziende con ricavi superiori a 5 milioni di euro e almeno 5 dipendenti.
Secondo lo studio, il fatturato complessivo delle aziende analizzate ha registrato una crescita di circa il 41%, passando da 2 miliardi di euro nel 2018 a 2,8 nel 2024.
In accelerazione anche la redditività, con l’utile netto aggregato che è aumentato nominalmente di circa l’83% (da 89,6 miliardi nel 2018 a 164,1 nel 2024).
Numeri che hanno inciso positivamente sull’occupazione, con un aumento del numero dei dipendenti di oltre il 20%. Si è così passati da 5,4 milioni a 6,5 milioni di addetti, con un incremento di più di un milione di posti di lavoro.
Il settore manifatturiero si conferma la colonna portante dell’economia nazionale, con le imprese analizzate che hanno registrato un aumento del fatturato (+32,1%), dell’utile (+61,3%) e dell’occupazione (+14,4%).
Il commercio rappresenta un ulteriore pilastro in termini di numerosità di imprese e volume di fatturato complessivo (+38,2%), seppur caratterizzato da margini più contenuti e da minori investimenti in innovazione e digitalizzazione.
Bene anche i servizi finanziari (fatturato +49,1% e risultato netto +131,4%).
La crescita dell’occupazione più contenuta, +7,8% riflette l’alto tasso di automazione e digitalizzazione del comparto.
Corrono anche i servizi di pubblica utilità o utilities (+48,6% di fatturato), la consulenza (+48,9%) e i servizi amministrativi, mentre, alcuni comparti tradizionalmente importanti, come agricoltura, tessile, servizi sociali e attività culturali e creative, pur avendo un impatto occupazionale rilevante, mostrano ampi margini di miglioramento.
Sostanziale anche la differenza rispetto alla struttura aziendale, che riflette le peculiarità del tessuto imprenditoriale italiano e mostra capacità di adattamento.
A guidare la crescita sono le grandi imprese, con gli utili in aumento del 92% nel periodo analizzato e + 43% di fatturato.
La spinta viene dall’energia e dal minerario, dai servizi finanziari, dalle attività professionali, scientifiche e tecniche, dal commercio su larga scala e dal manifatturiero avanzato.
Anche le medie imprese hanno registrato una crescita robusta e bilanciata su tutti i fronti (fatturato +64% e utile +38%), soprattutto in termini di occupazione: significativo l’aumento degli addetti (+26%) con oltre 370mila nuovi occupati.
Forte dinamismo per le piccole imprese, con un peso rilevante nel manifatturiero, nel commercio e nei servizi business e amministrativi.
E allo stesso modo si comportano le micro, con una presenza significativa nel commercio, costruzioni, servizi e in specifiche nicchie manifatturiere.
Deloitte Private ha presentato il report WHY Italia sulle eccellenze imprenditoriali del Paese alla Camera dei Deputati alla presenza del Vice Presidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, il Ministro dell’agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, il Vice Ministro dell’economia e delle finanze, Maurizio Leo, il Presidente dell’Associazione Produttori Proteine del Latte, Ambrogio Invernizzi, il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino e il Presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati.




























