San Gerardo Vescovo è un pastore che continua a indicare alla sua gente la strada del Vangelo.
Nell’omelia per la sua festa, l’Arcivescovo Davide Carbonaro ha ricordato come il santo vescovo «sta avanti a noi», guida il popolo e lo conduce verso Cristo, il «Pastore dei pastori».
Un messaggio attuale che richiama alla responsabilità di essere comunità, custodendo relazioni, solidarietà e attenzione agli ultimi.
In questo orizzonte, l’Arcivescovo ha invitato a non dimenticare «il volto e il grido» della “Magnifica humanitas” ferita, da Gaza, al Libano all’Ucraina, richiamando l’appello di Papa Leone a «disarmare i cuori» e a sostenere le ragioni del dialogo e della pace.
Per questo ricordare San Gerardo non può ridursi a una «tradizione identitaria vuota», fatta di emozioni passeggere o di un’immagine del santo «evanescente e senza sostanza».
Ha aggiunto:
«Il nostro Patrono è identitario, quando ci riconosciamo sotto l’unico tetto del Vangelo, che egli ci racconta con la sua vita e nel quale sono piantate le radici del cristianesimo».
Nella parte finale dell’omelia, Mons. Carbonaro ha unito idealmente San Gerardo La Porta e San Gerardo Maiella:
«Gerardo grande e Gerardo piccolo» che, pur in epoche diverse, indicano la stessa via della santità.
Il nome Gerardo, simbolo di «fortezza, valore e coraggio», accompagna due figure che hanno saputo servire Dio e il prossimo con umiltà e dedizione.
I santi, ha ricordato l’Arcivescovo, non ci affascinano perché lontani da noi, ma perché «le loro mani sporche della nostra terra, continuano ad indicarci il cielo».
Ecco le foto.





























