A Potenza la cerimonia per la festa della Liberazione: “abbiamo tanti esempi di coraggio dei nostri giovani partigiani lucani che non esitarono a sacrificare la propria vita”. Le parole del Prefetto

Si è svolta questa mattina a Potenza la cerimonia per la festa della Liberazione.

Ecco le parole del Prefetto Michele Campanaro:

“Rivolgo un saluto cordiale alle cittadine e ai cittadini, alle autorità civili e militari, ai rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, alle rappresentanze studentesche, da quelle della Consulta provinciale a quelle della Scuola Primaria “Nicola Chiacchio” di Nemoli, del Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Potenza e a quelle del Liceo Artistico, Coreutico e Musicale “Walter Gropius” di Potenza, che hanno impreziosito questa giornata attraverso la loro performance musicale.

Anche in occasione della celebrazione di questo ottantunesimo Anniversario della Liberazione d’Italia, parto dal sottolineare l’importanza della partecipazione di giovani e giovanissimi.

Per questo, saluto e ringrazio infinitamente i dirigenti scolastici, gli insegnanti e, soprattutto, le alunne e gli alunni delle Scuole primarie e secondarie di primo grado dei ventitré plessi scolastici appartenenti ai dieci istituti comprensivi di tredici comuni della provincia che hanno partecipato con contagioso entusiasmo alla V edizione del concorso di idee sui Valori del 25 Aprile 1945, inviando in Prefettura tantissimi elaborati grafici – ben oltre quattrocento!pubblicati da questa mattina sul nostro sito istituzionale.

A distanza ormai di tutti questi anni dal 1945, la tentazione che la Resistenza e la Liberazione possano apparire o suonare come qualcosa di distonico e poco attuale è forte, mentre, al contrario, ogni manifestazione volta a celebrarne la memoria deve rappresentare testimonianza vigorosa di attualizzazione della capacità resiliente che quel tratto di storia ci ha lasciato in eredità.

Proprio l’attuale momento storico, con la sua complessa situazione geopolitica, rende ancor più forte la necessità di mantenere acceso il ricordo delle donne e degli uomini che diedero vita a quel percorso di libertà, di democrazia, di giustizia e di pace che oggi ancora viviamo.

Guardando a questi valori senza tempo, rinnovo qui oggi all’intera comunità di questa provincia, di cui da quattro anni e mezzo mi sento parte integrante, l’invito all’impegno quotidiano di ognuno a comportamenti di genuino stimolo alla concordia civile e di proficuo contributo al rafforzamento del tessuto sociale.

Accompagno questo mio auspicio con alcune parole del Pontefice Leone XIV, pronunciate il 16 Febbraio scorso in occasione dell’incontro nella Sala Clementina al Vaticano con tutti i Prefetti della Repubblica, parole che riportano alla funzione attribuita alla figura prefettorale, ma che è poi compito di tutti: «Servire la Nazione significa dedicarsi con mente limpida e coscienza integra alla collettività, cioè al bene comune del popolo italiano.

In tal senso, l’alta carica […] esige una duplice testimonianza.

La prima si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato; la seconda si attua connettendo responsabilità professionale e condotta di vita, come esempio di dedizione dato ai vostri concittadini, specialmente alle nuove generazioni».

Ecco, queste parole del Santo Padre rendono concreta testimonianza del ruolo civile che non solo i Prefetti, ma ognuno di noi è chiamato a ricoprire, nel segno della solidarietà sociale e della convivenza democratica, di cui la nostra Costituzione è fedele custode.

Un messaggio che, senza retorica, affido a tutti, a cominciare dalle nuove generazioni, affinché si prediliga sempre la strada del dialogo a quella della forza, gli strumenti della negoziazione e del consenso a quelli dello scontro e della prevaricazione.

È sulle basi solide dei valori della solidarietà che si sono insediate le esperienze della Resistenza che anche qui, in terra lucana, hanno dato prova di coraggio per concedere all’Italia la possibilità di redimersi e di avere un futuro di libertà, sganciato dall’oppressione della dittatura fascista e dalla repressione dei diritti.

Le montagne dell’Appennino, i campi delle province, le carceri, i luoghi isolati del confino, le colonie penali insulari rappresentano soltanto alcuni dei luoghi che raccontano le tragiche cronache della dittatura fascista; eppure, in quegli stessi luoghi si posarono le basi per quel collettivo riscatto civile e solidale che fu la Resistenza, grazie al quale fu intrapreso il percorso democratico inaugurato con il Referendum costituzionale tra Monarchia e Repubblica del 2 Giugno 1946.

Qui, in terra lucana, in provincia di Potenza, 52 comuni furono destinati nel 1942 a sede di confino di Polizia, con circa 350 confinati, un numero che sarebbe poi cresciuto ulteriormente.

Si trattava di piccole comunità, a volte esigue, popolate da donne e da uomini semplici, dediti al lavoro e al sacrificio quotidiano, condizioni ideali per rendere questa terra una delle destinazioni più indicate per le finalità del confino.

Intendiamoci, anche la Basilicata ha testimonianza concreta della Resistenza, come dimostrano le ribellioni verificatesi nel potentino già all’indomani dell’armistizio dell’8 Settembre 1943, prima forma di resistenza di carattere contadino collegata saldamente alla rivendicazione delle terre e alla necessità di difendersi dalla violenza nazifascista.

Le campagne furono un diffuso teatro di forti scontri che videro protagonisti non solo i braccianti, ma più in generale i contadini e, talvolta, anche i piccoli proprietari.

Tale azione civile è nel tempo mutata sempre di più in aperto sostegno alla Resistenza, attuato attraverso il sacrificio – sostenuto dalla convinzione morale della causa – dei partigiani lucani, degli antifascisti perseguitati, degli internati militari, dei contadini che diedero rifugio e degli uomini delle Istituzioni che sostennero coraggiosamente questa lotta di libertà.

La storia della Resistenza lucana è però costellata peculiarmente di esempi di figli di questa terra che si sono trasferiti lontano dai propri paesi natii, per necessità o per motivi economici, spesso sulle orme di altri parenti già emigrati.

Molti combattenti provenienti dalla Basilicata operarono, infatti, nel Nord Italia e lungo l’Appennino, coinvolti direttamente nei movimenti di liberazione dei paesi occupati fino all’8 Settembre 1943.

Sono i casi, da tantissimi ignorati, riportati a galla dalla ricerca storiografica.

E’ quanto accaduto a Nicola Carlomagno, nato a Nemoli, partigiano combattente, appartenente alla formazione di “Giustizia e Libertà” operante in Valle d’Aosta.

Con un gruppo di compagni fu oggetto di un violento rastrellamento nella Valle di Champorcher (AO), da parte dei nazifascisti; fu poi catturato e fucilato a Villeneuve.

Ancora, è la storia di Giovanni Francesco Graziadei, originario di Laurenzana, 28 anni compiuti, conosciuto con il nome di battaglia “Salema”, vittima anch’egli di una razzìa mentre si trovava a combattere in Piemonte, ospite di un anziano partigiano che pagherà con la vita, insieme ai suoi compagni, il suo gesto di generosità.

O, ancora, è la tragica vicenda di Vito Massa, originario di Ripacandida e trasferitosi in Liguria, in provincia di Imperia.

Qui deciderà di unirsi ai partigiani e di partecipare alla lotta contro i tedeschi e i fascisti italiani della neonata Repubblica di Salò.

Non avrà scampo dai rastrellamenti tedeschi che ne faranno una vittima inerme dopo giorni di interrogatori e torture a cui non cederà.

Gli esempi di coraggio di questi giovani lucani, che non esitarono a sacrificare la propria vita lontano dai paesi di origine, uniscono idealmente le cime del Pollino e del Vulture a quelle alpine e dell’Appennino ligure, illuminandoci sull’idea che la libertà è un bene incedibile, slegato da confini territoriali, forte di unire anche le distanze più ampie.

Oggi, a ottantuno anni di distanza, quelle montagne e quegli ideali non sono vestigia del passato, ma rappresentano il perimetro morale entro cui continuare a costruire il nostro futuro, affidandolo alle nuove generazioni.

Ricordava Aldo Moro, in un suo intervento del 1975, a trent’anni dalla Liberazione: «La Resistenza è patrimonio della Nazione e tutto il popolo la deve custodire, ma una responsabilità particolare spetta ai giovani che sono il nostro domani.

Nella libertà i giovani si sono formati, traendone possibilità di autonomia, di affermazione, di contestazione, di partecipazione.

La personalità dei giovani di oggi ha i caratteri inconfondibili di chi è cresciuto all’aria aperta, nella libertà appunto.

Nulla c’è in essi che riveli il triste retaggio della costrizione».

E appena due giorni fa, in occasione dell’incontro con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio riferendosi al patrimonio di libertà e pace consegnatoci dalla Resistenza, sottolineava che «[…] sono beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono consapevolezza e impegno.

Si tratta di un patrimonio che deve essere custodito, fatto vivere, trasmesso alle giovani generazioni».

Consegniamo, dunque, con fiducia ai nostri giovani i valori della Resistenza e della Liberazione.

Essi ci restituiranno fiducia, forti nel custodire i tesori della libertà come responsabilità collettiva, della democrazia come partecipazione, della pace come bene irrinunciabile.

Così come è stato per quelli del ‘45, oggi non mancano alla nostra Basilicata tanti giovani a cui guardare con fiducia e da prendere ad esempio, impegnati nel sociale e nel volontariato.

Come la diciassettenne lauriota Serena Zullo e le giovanissime alunne della classe V A della scuola primaria “Anna Grippo” di Potenza, che nei prossimi giorni riceveranno dalle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarella l’attestato d’onore di Alfiere della Repubblica e la targa del Presidente della Repubblica, a testimonianza dei valori assoluti di solidarietà e di altruismo che i nostri giovani lucani sanno pure in questi tempi portare nel sociale, in favore delle persone più fragili e bisognose d’aiuto.

E inoltre, piccoli cittadini lucani, che dedicano il loro tempo a riflettere e parlare di libertà, uguaglianza e democrazia, sono presenti qui oggi tra di noi e mi rendono profondamente orgoglioso e fiducioso nel futuro del nostro Paese.

Sono le alunne e gli alunni della Scuola Primaria “Nicola Chiacchio” di Nemoli, che hanno realizzato un bellissimo calendario per celebrare gli 80 anni della nostra Repubblica e del primo voto alle donne, che ha trovato un posto d’onore nel mio ufficio, sotto la fotografia del nostro amato Presidente della Repubblica.

Come il piccolo granello di senape che diventa albero, riparo per gli uccelli del cielo, così i nostri piccoli cittadini crescendo sapranno ricambiare la fiducia dei nostri padri che hanno sacrificato le loro vite per la libertà e la pace.

Viva la Liberazione!

Viva la Repubblica!

Viva l’Italia!”.