Potenza, chiusura scala mobile: FIT-CISL chiede la tutela dei lavoratori

Il Segretario FIT-CISL Sebastiano Colucci denuncia la chiusura delle scale mobili Tammone-Unicef:

“Il panorama della mobilità urbana nella città di Potenza si appresta a subire l’ennesimo durissimo colpo a causa di una gestione del territorio che continua a privilegiare gli interessi dei privati a discapito del bene comune, come dimostra la formale decisione di sospendere totalmente l’esercizio dell’impianto meccanizzato che collega via Tammone a viale dell’Unicef a partire dal prossimo 22 giugno 2026.

Questa chiusura, programmata per la durata di circa due mesi, si è resa necessaria esclusivamente per agevolare l’esecuzione di alcune opere edili da parte di un’azienda costruttrice privata, configurando uno scenario inaccettabile in cui un servizio pubblico essenziale viene interrotto per favorire un cantiere privato, scaricando l’intero peso economico e sociale della vicenda sulla cittadinanza e su sei lavoratori che da un giorno all’altro si vedono sottrarre la propria attività quotidiana e la propria serenità professionale.

La temporanea soppressione di una tratta fondamentale del trasporto pubblico non può essere liquidata come una simple interferenza di cantiere, soprattutto perché la privazione di un asse strategico della mobilità in pieno periodo estivo aggrava una situazione già strutturalmente precaria e crea un precedente pericoloso in cui l’interesse collettivo soccombe sistematicamente di fronte alle esigenze speculative dei singoli costruttori.

Sul piano strettamente sindacale e giuridico, la FIT-CISL Basilicata richiama con forza il principio della responsabilità civile e l’obbligo del risarcimento del danno per equivalente, rammentando che l’interruzione di un pubblico servizio senza comprovate e improrogabili ragioni di forza maggiore può configurare precise fattispecie di reato e che, di conseguenza, l’azienda costruttrice beneficiaria della chiusura ha il dovere stringente di accollarsi l’intera copertura finanziaria dei disagi provocati.

Questo significa che l’obbligo del privato non può e non deve esaurirsi nella mera e insufficiente fornitura di navette sostitutive su gomma, ma deve estendersi alla totale refusione di tutti i costi vivi generati dal blocco della struttura, comprendendo in questa voce sia l’integrale costo del lavoro delle sei unità rimaste forzatamente inattive sia il ristoro del lucro cessante legato al mancato incasso da bigliettazione che l’azienda di gestione Miccolis si troverà a registrare nel corso dei due mesi di stop dell’impianto meccanizzato.

Allo stesso tempo, muovendosi nel solco delle tutele sancite dall’articolo 2112 del Codice Civile in materia di conservazione dei diritti dei lavoratori e in piena conformità con le clausole sociali e le garanzie occupazionali previste dal vigente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro degli Autoferrotranvieri, il sindacato diffida formalmente l’azienda Miccolis dal ricorrere ad ammortizzatori sociali che penalizzerebbero ingiustamente i dipendenti per cause a loro totalmente estranee, esigendo invece l’immediata ricollocazione e l’adibizione del personale interessato ad attività alternative correlate che permettano di salvaguardare integralmente la continuità della prestazione lavorativa, i livelli salariali e la dignità dei lavoratori coinvolti.

La critica più severa della FIT-CISL Basilicata si indirizza tuttavia nei confronti del Comune di Potenza e dei suoi vertici amministrativi, colpevoli di aver avallato passivamente questa operazione dimostrando una preoccupante e totale subalternità nei confronti delle imprese edili ed evidenziando una cronica incapacità di pianificare lo sviluppo urbanistico in modo che sia funzionale alla mobilità dei cittadini piuttosto che succube dei progetti dei privati.

Secondo Sebastiano Colucci, l’atteggiamento di Palazzo di Città rappresenta una grave abdicazione al proprio ruolo di garante dei diritti della comunità, poiché un’amministrazione lungimirante avrebbe dovuto imporre al costruttore soluzioni tecniche alternative in grado di preservare la continuità del trasporto pubblico locale anziché limitarsi a firmare una comoda ordinanza di chiusura e lavarsene le mani.

Il sindacato conclude lanciando un severo avvertimento all’Amministrazione Comunale, chiarendo che la FIT-CISL non intende tollerare questo ennesimo schiaffo alla città e che, in assenza di un immediato tavolo di confronto che garantisca l’assenza di ripercussioni economiche per i sei lavoratori e adeguate garanzie per l’utenza, verranno attivate senza indugio tutte le tutele sindacali, civili e legali necessarie per bloccare un provvedimento ingiusto e restituire dignità al servizio pubblico di Potenza”.