Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della UILM Basilicata:
“Si è concluso nel pomeriggio di ieri lo sciopero dei lavoratori della Effeggi, azienda che opera nell’indotto di Eni nel sito del Centro Oli Val d’Agri a Viggiano.
Lo sciopero era nato a seguito delle comunicazioni di trasferimento inoltrate a quattro lavoratori, ai quali era stato imposto, a partire dal 23 marzo, il cambio di sede di lavoro da Viggiano a Sannazzaro de’ Burgondi (PV).
L’unità e la compattezza dei lavoratori hanno permesso fin da subito di esprimere un forte e chiaro no a questi trasferimenti.
Dopo diverse interlocuzioni e un incontro in videoconferenza, grazie anche al confronto svolto con Confindustria Basilicata, si è giunti alla sottoscrizione di un verbale di accordo con cui i trasferimenti sono stati revocati.
A fronte della dichiarazione di un esubero di 4 unità e della riduzione del 30% delle attività da parte di Effeggi, il sindacato ha chiesto di verificare nel dettaglio lo stato reale della commessa, che si colloca all’interno del sistema di appalti tra le società coinvolte nell’ATI Effeggi / MBM.
L’obiettivo è capire se, al di là degli aspetti economici tra le aziende, le attività siano oggi distribuite correttamente, affinché tutte le imprese coinvolte possano garantire i livelli occupazionali.
Siamo convinti che, attraverso una migliore organizzazione del lavoro all’interno dell’azienda e con il buon senso di tutte le parti, sia possibile arrivare, nelle prossime settimane, alla definitiva chiusura positiva della vertenza.
In questa vicenda vogliamo riconoscere il senso di responsabilità dimostrato anche da Eni e da Confindustria Basilicata, che hanno contribuito a creare le condizioni per una soluzione.
Riteniamo però necessario compiere un passo ulteriore.
Per questo chiediamo all’assessore regionale Francesco Cupparo di convocare il Tavolo della Trasparenza presso la Regione Basilicata, per fare il punto complessivo della situazione nei siti estrattivi lucani, sia in Val d’Agri sia a Tempa Rossa.
È fondamentale conoscere con chiarezza quali saranno gli investimenti e le prospettive per il 2026.
Non è più possibile intervenire ogni volta in emergenza, mettendo semplicemente delle pezze quando emergono problemi occupazionali.
Serve invece trasparenza sullo stato dell’arte delle attività, perché tutti – istituzioni, aziende e parti sociali – devono essere consapevoli della situazione reale.
Ricordiamo a tutti che, sebbene i contratti prevedano il diritto alla trasferta da parte delle aziende, la prima vera forma di compensazione delle attività petrolifere in Basilicata è sempre stata il lavoro per i lucani.
Se questo principio non viene compreso fino in fondo, significa che probabilmente qualcuno interpreta in modo diverso gli accordi regionali che hanno regolato e regolano l’estrazione petrolifera nella nostra regione.
Noi non chiediamo di andare oltre i contratti.
Ma crediamo che, se davvero la politica vuole contrastare la desertificazione dei territori, sia necessario garantire che le attività legate all’estrazione petrolifera contribuiscano a mantenere vive le nostre comunità.
Altrimenti rischiamo di perdere tutto: non solo una sfida o una scommessa, ma il futuro dei nostri giovani e delle nostre comunità”.




























