Sono passati 3 anni da quando tutta la comunità di Avigliano ha dovuto dire addio ad una delle sue più giovani anime.
Si tratta di Giuseppe Sileo, Ingegnere di soli 29 anni vittima del brutto incidente avvenuto sulla strada che da Pignola porta alla Sellata.
Sgomenta l’intera comunità che si è stretta da subito attorno ai cari del giovane.
La sua stessa famiglia, tramite le parole del fratello Vito, ha affidato alla nostra Redazione questo pensiero per ricordare il caro Giuseppe:
“Sono trascorsi tre anni da quando ti hanno strappato alla nostra vita. Eppure, potrebbero passarne anche cento: il dolore resterebbe immutato, così come il rimpianto per non averti trattenuto quella mattina. È inaccettabile pensare che tu sia uscito di casa per inseguire una passione, dopo una settimana di lavoro, e che non abbia più fatto ritorno.
Ti ho sempre protetto sin da quando sei nato. Per la nostra grande differenza di età, eri per me un fratello speciale, quasi come un figlio. Ricordo quando andavo a prenderti all’asilo, e poi a scuola, e i tuoi compagni dicevano: “Giuseppe, guarda che è arrivato tuo padre”. E tu, con orgoglio, rispondevi: “No, quello è mio fratello, non mio padre”. Eravamo fieri l’uno dell’altro.
Tu eri il più posato, io invece l’eterno ragazzino, quello che non si tirava mai indietro davanti a una festa, quello più sfacciato, capace di coinvolgere tutti e di farci ridere fino allo sfinimento.
Da quel 10/06/2023 mi sono spento anch’io, indossando ogni giorno una maschera che pesa tantissimo. Oggi odio le ricorrenze, lo scambio degli auguri e persino il semplice dire “tutto apposto”. La nostra vita è cambiata per sempre e si convive ogni giorno con questa assenza che rimbomba nella mente e nel cuore.
Nostra madre è distrutta, vive sospesa tra dolore, farmaci e tranquillanti. Eravamo così felici, perché dopo una vita di sacrifici, soprattutto grazie ai nostri genitori, avevamo realizzato i nostri progetti. Avevamo tutto. Eravamo una famiglia unita, rispettata, e invidiata per il legame profondo che ci teneva insieme.
Nei fine settimana, quando stavamo al bar di nostra sorella, soprattutto nei primi anni di attività, eravamo due comici. La gente veniva a trovarci apposta dalle zone vicine per scambiare due parole e farsi due risate.
Qualcuno oggi non frequenta più quel posto e dice di non avere il coraggio di entrarci, pensando alla tragedia che ci ha colpiti. Noi vogliamo ricordarti per quelle risate sincere, per i tuoi consigli, per la tua capacità di esserci sempre.
In famiglia eri il più piccolo, ma anche l’unico laureato in ingegneria meccanica, il sogno che inseguivi fin da bambino. A soli 29 anni avevi già cambiato due realtà lavorative ed eri molto apprezzato e stimato, perché preciso, scrupoloso e competente. Eri un ragazzo pieno di capacità e di ambizioni, ma soprattutto saresti stato un marito e un padre esemplare.
Voglio aprire, infine, una parentesi sulle vittime della strada e sugli omicidi stradali, che continuano a mietere troppe vittime. Lo Stato dice di aver inasprito le pene, ma da ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non è cambiato nulla.
Nella maggior parte dei casi restano sempre le alternative del rito abbreviato e del patteggiamento, che spesso portano a pene ridicole e, di fatto, evitano il carcere.
Come se la vita di una persona, dal valore inestimabile, potesse essere azzerata in un istante.
L’Italia sembra essere il Paese in cui tutto diventa normale, ma noi non ci sentiamo affatto tutelati né rappresentati”.




























