Bus Moretti, scontro in autostrada, poi vetri rotti, pianti e urla: “Stavamo tornando a Melfi, io ero in compagnia di mia madre…”

Ieri sulla A14 Bologna-Ancona si è verificato un gravissimo incidente.

Lo scontro ha coinvolto un pullman di Autolinee Moretti (compagnia con sede nella nostra zona) con a bordo circa 40 passeggeri.

Claudio Suriano di Melfi era tra loro e ha raccontato alla nostra Redazione cosa hanno visto i suoi occhi:

“Stavamo tornando a Melfi, io ero in compagnia di mia madre.

Dopo soli 10 minuti di tragitto, abbiamo percepito un fortissimo impatto.

Ho visto i vetri del mezzo frantumarsi in mille pezzi e istintivamente ho cercato di coprire mia madre, proteggendola con il mio corpo.

Dopo essermi assicurato che tutti i passeggeri (la maggior parte ultra sessantenni) fossero interi, sono sceso dal pullman per controllare cosa fosse accaduto.

Davanti ai miei occhi una scena surreale, quasi apocalittica, da film: persone che urlavano, piangevano e cercavano di pulirsi il sangue dal volto.

I soccorsi non erano ancora intervenuti, così ho telefonato il 118.

Dopo di che, istintivamente, mi sono avvicinato ai feriti e ho cercato di aiutarli”.

Come da segnalazioni precedentemente raccolte e confermate dallo stesso Claudio, ricordiamo che un’autovettura sulla quale viaggiava una famiglia ha rallentato improvvisamente per un problema tecnico.

Il Pullman in coda ad essa non si sarebbe accorto di quello che stava accadendo, centrandola in pieno e dando luogo ad un terribile effetto a catena.

L’auto, infatti, ha impattato contro le barriere centrali, rimanendo tra la corsia di mezzo e quella di sorpasso e subendo ingentissimi danni.

Proseguendo con il racconto:

“Nella macchina accartocciata c’era una ragazzina appena adolescente, con i piedi incastrati sotto al sedile.

Sono riuscito a liberarla, dando un minimo di sollievo alla sua disperazione, con l’aiuto di un signore.

Insieme abbiamo tirato fuori dall’auto anche un uomo, sembrava un 50enne, totalmente incastrato all’interno dell’abitacolo.

Tra i suoi strazianti lamenti, siamo riusciti a riporlo a terra, adagiandolo su dei giubbotti rimediati in giro.

Mi guardavo intorno e vedevo solo tanta sofferenza, come quella di un ragazzino, probabilmente fratello della giovane che avevo liberato, il quale vagava in totale stato di shock.

O quello della donna, probabilmente madre dei due, totalmente confusa e spaventata.

Per non parlare dell’uomo, possibile conducente dell’auto, sdraiato a terra con una mano sulla pancia, come ad indicare un forte dolore proveniente proprio da lì: era paralizzato dalla paura, glielo leggevo negli occhi ricoperti di sangue.

Fortunatamente nessuna grave conseguenza per i passeggeri del pullman.

Questo ci ha permesso di prendere un mezzo sostitutivo all’autogrill di Riccione (dove ci ha condotti il carro attrezzi), arrivare a Chieti, fare un altro cambio e giungere finalmente a casa.

Non dimenticherò mai questa esperienza, non rimuoverò mai dalla mente i volti insanguinati di tutti quei feriti mentre riuscivo ad aiutarli e pensavo ‘Non può essere successo a me'”.

Di seguito alcune foto che testimoniano l’agghiacciante racconto del coraggioso Claudio.

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