Referendum Giustizia, confermata la data: ecco cosa cambia

Non cambia la data del referendum sulla Giustizia.

Il Consiglio dei ministri che si è tenuto in tarda mattinata ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma che contiene la separazione delle carriere.

Poi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il DPR recante:

“Precisazione del quesito del referendum popolare confermativo del testo della legge costituzionale concernente norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare” deliberato dal Cdm.

Scongiurato quindi il rischio di slittamento dopo l’ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito referendario nella versione formulata dal comitato di 15 giuristi promotori della raccolta firme di 500mila cittadini.

Tutto dipendeva, in sintesi, dall’interpretazione dell’ordinanza depositata dai magistrati dell’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione.

L’aggiunta al quesito originario riguarda solo l’esplicitazione degli articoli della Costituzione modificati: artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110. Ecco quindi il testo che si troverà davanti chi andrà a votare:

“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?”.

Il rischio, come conferma tg24, era che la riformulazione del quesito potesse portare a un nuovo decreto di indizione del referendum, che avrebbe fatto ripartire il conteggio dei cinquanta giorni di campagna referendaria previsti per legge prima delle votazioni.

In quel caso la data sarebbe slittata di almeno un paio di settimane, considerando il weekend pasquale in cui non è possibile andare alle urne.

Secondo alcune parti della politica, l’obiettivo dei ricorrenti era proprio di spostare ulteriormente la data del voto, per dare più tempo al Comitato del No per spiegare le proprie ragioni.