Leggera flessione dei prezzi di diesel e benzina: quanto si risparmia

I prezzi di diesel e benzina stanno lentamente scendendo.

I listini, come riporta today, hanno toccato la vetta giovedì 9 aprile quando il costo medio dei carburanti in modalità self service si attestava a 1,792 euro al litro per la benzina e 2,184 euro per il gasolio, mentre sulla rete autostradale era rispettivamente di 1,829 euro per la verde e 2,203 euro per il diesel. Da allora ci sono stati sei giorni consecutivi di calo.

Il risultato è che mercoledì 15 aprile, in base ai prezzi comunicati dal ministero delle Imprese, il prezzo medio è risultato di 1,777 euro al litro per la benzina e 2,144 euro per il gasolio.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,810 euro/l per la benzina e 2,176 euro/l per il gasolio. In sostanza la verde è scesa di 1,5 centesimi, mentre il diesel ha fatto registrare una flessione più marcata perdendo 4 centesimi al litro. Facendo due conti si scopre così che su un pieno da 50 litri di gasolio si spendono due euro in meno rispetto a sei giorni fa.

Non c’è stato un crollo, meglio essere chiari, ma una leggera flessione sì. E di questi tempi è meglio accontentarsi.

La benzina in autostrada è calata leggermente più che in città (-1,9 vs -1,5), accorciando di pochissimo il gap, mentre per il diesel la convenienza rimane decisamente nel fare rifornimento prima di imboccare il casello (il calo urbano è stato quasi il doppio di quello autostradale).

Certo, i listini restano comunque molto più alti rispetto al periodo antecedente allo scoppio del conflitto tra Usa e Iran.

La situazione in Medio Oriente resta incandescente e finché le parti non concordano una pace permanente, sbloccando la situazione dello Stretto di Hormuz, è difficile che sulla rete torni la normalità.

Sul mercato del greggio comunque una flessione c’è già stata: se tra fine marzo e inizio aprile il costo di un barile sul mercato di Londra aveva superato di slancio i 110 dollari, da quando è stato annunciato il cessate il fuoco il Brent viaggia intorno ai 95 dollari, ma è possibile che sulla flessione più marcata del gasolio abbiano influito anche dinamiche esterne (ad esempio l’arrivo della primavera che fa scendere la domanda di carburante per il riscaldamento).

Va da sé che si fanno i conti senza l’oste.

Il prezzo che vediamo oggi sulla rete è “truccato” dal taglio delle accise varato dal governo Meloni che pesa sul costo finale dei carburanti per 24,4 centesimi.

La misura è stata recentemente prorogata fino al 1° maggio, ma ha un costo molto importante quantificato in quasi un miliardo per poco più di un mese. La situazione dunque resta critica.

Se lo Stretto di Hormuz non viene riaperto entro la fine di aprile il calo dei prezzi sulla rete andrà a farsi benedire, anzi, com’è stato più volte osservato in Europa il carburante potrebbe iniziare a scarseggiare (a cominciare dal cherosene per gli aerei). Insomma, è inutile indorare la pillola: il mancato raggiungimento di un accordo costerebbe caro, anzi carissimo, all’economia europea (e mondiale).